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SANTA MARIA SOLEDAD TORRES ACOSTA

I genitori di Maria Soledad, Francesco Torres e Antonia Acosta, erano di Madrid. La santa fu la seconda di cinque figli, nata nel 1826 e battezzata col nome di Manuela; era una bambina tranquilla, che si dice desse da mangiare ai suoi compagni di gioco quando erano affamati e fosse più interessata a insegnare loro a pregare che non a giocarvi insieme.

Per un certo periodo, pensò di entrare nelle suore domenicane, ma poi un sacerdote servita locale, Michele Martinez y Sanz, incoraggiò un gruppo di donne del posto a formare una comunità che portasse aiuto domiciliare agli ammalati della parrocchia; Manuela si uni pertanto a tale comunità, dando inizio a quella che sarebbe stata la vocazione della sua vita. Prese il nome religioso di Maria Soledad (termine spagnolo che significa “desolata”), in onore della Vergine Addolorata, per cui nutriva una particolare devozione.

Cinque anni dopo, il sacerdote, insieme a metà della comunità, partì per stabilire una nuova fondazione nella colonia d’Africa di Fernando Poo, lasciando Maria Soledad a capo delle suore rimaste a Madrid.

Il vescovo locale, non vedendo di buon occhio questa nuova congregazione religiosa e la sua assistenza (insolita per l’epoca), per un certo periodo parve sul punto di scioglierla; la comunità fu però salvata dal sostegno offertole dalla regina e dalle autorità civili locali, che ne apprezzavano il lavoro a favore dei poveri e dei malati della capitale e a cui Maria Soledad aveva espressamente chiesto di intervenire.

Nel 1861 la regola della congregazione, che prese il nome di Serve di Maria ministre degli infermi, ricevette l’approvazione diocesana: rapidamente la loro attività si espanse, fu rilevato un istituto per giovani delinquenti, furono fondate numerose nuove case, e il lavoro compiuto dalle suore durante l’epidemia di colera del 1875 procurò loro un elogio generale.

Non mancarono però divisioni intestine e alcune suore abbandonarono la comunità per entrare in un’altra congregazione, ma le attività comunque continuarono a prosperare, culminando nel 1875 nella fondazione a Cuba del primo nucleo d’oltremare. Tre anni dopo fu affidato alle suore l’antico ospedale di S. Carlo annesso al monastero reale dell’Escorial e in tutta la Spagna furono aperti conventi e ospedali.

Maria Soledad rimase a guida della congregazione fino alla morte, avvenuta 1’11 ottobre 1887. Le ultime parole furono per le sue suore: «Figliole, vivete in pace e unità». Guidò le Serve di Maria ministre degli infermi per trentacinque anni, non solo curandone la spiritualità, ma anche assicurandosi che fossero formate e tecnicamente pronte ad affrontare il lavoro che le aspettava. Dopo la sua morte la congregazione si è diffusa in Inghilterra, Italia, Francia, Portogallo e nelle Americhe.

Fu beatificata nel 1950 e canonizzata nel 1970 col nome di S. Maria Soledad Torres Acosta. Nell’omelia pronunciata in occasione della canonizzazione, papa Paolo VI disse che la sua «vita semplice e silenziosa poteva riassumersi in due parole: umiltà e carità».

L’opera da lei compiuta a favore degli ammalati non è originale nella storia della Chiesa, ma il modo sistematico con cui la santa vi si accostò ha fatto di lei «una lampada di sapienza sociale», in grado di anticipare molte delle tecniche scientifiche della moderna medicina.

MARTIROLOGIO ROMANO 

A Madrid in Spagna, santa Maria Desolata (Emanuela) Torres Acosta, vergine, che fin dall’età giovanile mostrò straordinaria attenzione per i malati bisognosi, che assistette con instancabile abnegazione, in special modo nella Congregazione delle Serve di Maria Ministre degli Infermi da lei stessa fondata.

FONDAMENTO BIBLICO DEL CULTO DEI SANTI

Il culto dei Santi, degli Angeli e della Vergine Maria è stato da sempre un elemento caratterizzante del Cattolicesimo Romano e delle Chiese Orientali, ma anche quello più contestato dalle comunità evangeliche e dalle sette d’ispirazione cristiana.

Ancora più osteggiata è la venerazione di statue ed Icone Sacre, assimilata addirittura all’idolatria e perciò condannata come un grave peccato.

In realtà le cose non stanno affatto così.

Nell’Antico Testamento, statue ed immagini sono strettamente collegate all’adorazione di divinità in Gran parte straniere, che si oppongono al culto dell’Unico vero Dio.

Presso Noi Cattolici, invece, queste assumono tutt’altro significato per due motivi.

Il Primo è che le nostre statue non sono idoli pagani, ma Raffigurano Persone Realmente Esistite, che Ricordiamo come Modelli di Fede

Il Secondo è che la nostra non è Adorazione, bensì VENERAZIONE, ossia Rispetto Verso quei Santi e quelle Sante che stanno nella Gloria di Dio, in Paradiso, e ossequio verso le immagini che li rappresentano.

Ai tempi di Mosè, due Cherubini in oro battuto decoravano l’Arca dell’Alleanza, in cui erano custodite le Tavole della Legge (Esodo 25,18; 36,2-8; 37,7). Era idolatria questa? Certamente no! Mosè stesso fece costruire un serpente di bronzo e ordinò di porlo in vista al popolo; chiunque fosse stato morsicato dai serpenti velenosi, si sarebbe potuto salvare guardando verso di esso (Numeri 21,4-9).

Gesù applicò a se stesso questo simbolo dicendo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna» Vangelo di San Giovanni Apostolo 3:14-15

La VENERAZIONE d’immagini, dunque, non è idolatria quando questa non si sostituisce all’adorazione.

Esistono tre diverse forme di culto:

la LATRIA, ossia l’Adorazione, riservata esclusivamente a Dio;

la DULIA, ossia la venerazione, riservata ai Santi e agli Angeli;

l’IPERDULIA, una speciale forma di venerazione riservata esclusivamente alla Vergine Maria, Madre del nostro Salvatore Gesù Cristo.

Per quanto riguarda il fondamento biblico relativo al culto dei santi, esistono numerosi passi che lo giustificano. Innanzitutto, nel Nuovo Testamento tutti i battezzati sono chiamati santi, non perché dotati di eccezionali virtù, ma in quanto chiamati a percorre un cammino di perfezione e di santità, dopo essere stati separati dal mondo e purificati dallo Spirito Santo.

Già nel libro del Siracide l’autore aveva scritto: “Facciamo l’elogio degli uomini illustri, dei nostri antenati per generazione. Questi furono uomini virtuosi, i cui meriti non vanno dimenticati” Libro della Siracide 44, 1 e 10

Nella Lettera agli Ebrei l’autore esalta gli illustri israeliti del passato e sprona i destinatari dell’epistola a comportarsi allo stesso modo Ebrei 11-12

San Paolo diceva ai Fedeli di Corinto: “Fatevi miei imitatori come io lo sono di Cristo” (1 Corinzi 11,1).

Proprio in questo consiste, dunque, la Venerazione dei Santi: nel Ricordo, nell’Elogio, nell’Imitazione di Coloro che ci hanno Preceduto nella Fede e si Sono Distinti nella Pratica delle Virtù.

In merito alla loro commemorazione, sappiamo che già del Protomartire Stefano si ricordava l’anniversario della morte e s’Invocava la Sua Intercessione.

Ma il primo Esempio storicamente documentato è il Martirio di San Policarpo (155 d.C), di cui furono raccolte le reliquie e celebrato annualmente il suo martirio “per rievocare la memoria di coloro che hanno combattuto prima di noi e per tenere esercitati e pronti quelli che dovranno affrontare la lotta”.

Concludiamo, infine, con l’intercessione dei Santi, particolarmente contestata dai Protestanti e dalle sette cristiane. A loro avviso, essendo Gesù Cristo il solo mediatore fra Dio e gli uomini, sarebbe sbagliato pregare i Santi e chiedere la loro intercessione. In realtà non è affatto così, in quanto il loro intervento non sostituisce l’unica mediazione di Cristo. Nel miracolo di Cana, ad esempio, la Vergine Maria interviene presso il Figlio a favore degli sposi, che non hanno più vino dal Vangelo di San Giovanni Apostolo 2, 1-11

San Giacomo, inoltre, afferma che molto vale la preghiera del giusto se fatta con insistenza dalla Lettera di San Giacomo Apostoli 5,16

e San Paolo esorta spesso i fedeli a pregare Dio per lui e per gli altri fratelli. Ma cos’è tutto ciò se non una preghiera d’intercessione? Considerando, dunque, che la Comunione dei Santi, ossia il mutuo e vicendevole aiuto fra i battezzati, non finisce con la morte fisica, ma continua anche dopo la vita terrena, allora possiamo affermare con assoluta certezza che pregare i Santi non solo è biblicamente fondato, ma è anche un segno del vincolo d’Amore che esiste fra di noi e che ci unisce a Cristo in questa nostra vita e in quella prossima futura.

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SIAMO RIEMERSI DALLE PIEGHE DEL TEMPO PER PROIETTARTI NEL FUTURO

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