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SANTA MADELEIN SOFIA BARAT INCORROTTA

Nata il 13 dicembre 1779, Joigny, Borgogna

Morta il 25 maggio 1865, Parigi, Francia

Maddalena può essere presa come straordinario esempio della vi talità della Chiesa di Francia nel periodo successivo alla Rivoluzione. La sua lunga vita e la fondazione di oltre cento case della congregazione delle suore della Società del Sacro Cuore di Gesù, tra cui alcune negli Stati Uniti e in Inghilterra, furono straordinarie rispetto a qualsiasi tempo. Eppure ciò si costituì a partire da un’educazione che oggi giudicheremmo repressiva, dovuta particolarmente al fratello di lei, Luigi. 

Maddalena era nata a Joigny (Monne), a nord di Auxerre in Borgogna, dove il padre possedeva una piccola vigna e lavorava come fabbricante di botti. Luigi, più vecchio di undici anni, fu il suo padrino di battesimo; dieci anni dopo, ormai diacono, ritenne suo dovere istruirla come venivano istruiti i seminaristi: latino, greco, storia, fisica, matematica, senza alcuna interruzione e svago. Volle inoltre reprimere la sua sensibilità, rimproverando e punendo invece d’incoraggiare. 

Nonostante ciò, o forse a causa di questo trattamento, ella sviluppò un grande amore per l’erudizione e una solida formazione. Durante la persecuzione del 1793, il periodo del Terrore, Luigi fu imprigio¬nato a Parigi. Tornato a casa già prete, riprese l’educazione della so¬rella: dall’età di quindici anni le sue principali materie di studio fu¬rono la Bibbia, i Padri e la teologia, cui si aggiungevano le penitenze e la disciplina spirituale. Si narra che ella accettasse tutto ciò con «gioiosa rassegnazione». Nel frattempo, con la soppressione delle scuole cristiane operata dalla Involuzione, molti si chiedevano come si sarebbe fatto fronte all’educazione dei giovani. Giuseppe Varin, che lavorava alla ripresa dei gesuiti, s’interessò molto al problema dell’educazione delle fanciulle, c si risolse a ritenere che Maddalena non fosse adatta alla vita di conversa carmelitana cui aspirava ma che dovesse piuttosto entrare a far parte del suo progetto.

Anche questa volta Maddalena sembrò accettare quanto le veniva proposto. Nel 1800, insieme a tre compagne, intraprendeva la vita religiosa e, nel 1801, veniva inviata a insegnare in una scuola di Amiens, che sarebbe diventata il primo convento della nuova congregazione. Fu subito aperta una nuova scuola, per poveri. Le postulanti andavano e venivano, ma a un certo momento anche la prima superiora si trasferì altrove. Maddalena venne quindi nominata al suo posto all’età di ventitré anni, incarico che, certo imprevedibilmente, avrebbe ricoperto per sessantatré anni. Nel 1804 ri¬levò un convento abbandonato a Grenoble, accogliendo anche alcune componenti di una comunità della Visitazione (fondata da S. Francesco di Sales, t 1622, 24 gen.); tra costoro c’era Filippina Duchesne (18 nov.), che avrebbe diffuso la congregazione negli Stati Uniti d’America. Dopo Grenoble, Maddalena si recò a Poitiers, dove le fu offerta un’abbazia dei “fogliatiti” (cistercensi ri¬formati), nella quale collocò il noviziato.

Come molti altri fondatori e fondatrici, Maddalena dovette affrontare contrasti con la sua congregazione: durante una delle sue assenze, una superiora locale, sostenuta e incoraggiata dal cappellano, cercò di alterare in modo determinante le costituzioni, senza consultarsi con la fondatrice e mirando in definitiva a sbarazzarsi di lei; la frattura durò parecchi anni, ma nel 1815 l’opposizione si placò e a ciò seguì un periodo di espansione e di consolidamento. Tutte le superiori locali furono convocate a Parigi nella casa ma¬dre per redigere un programma di studio per le scuole: si redasse¬ro e si approvarono i principi generali, ma si lasciò aperta la possibilità per nuovi adattamenti e sviluppi in vista di una migliore adesione ai bisogni sempre mutevoli dei tempi. 

Questi collegi erano così altamente stimati a Parigi che si fece sempre più forte la richiesta della loro diffusione. Parallelamente al consolidamento dei collegi a pagamento si ebbe anche lo sviluppo di scuole per i poveri; senza dubbio una parte dei profitti dei primi era destinata ad aiutare le seconde. La congregazione del Sacro Cuore di Maddalena rispose alla necessità, propria di quel tempo, di un corpo insegnante forte, ben formato, impegnato, nuovo e non collegato a nessun ordine operante durante l’ancien régime. 

La vita di Maddalena a questo punto fu occupata quasi interamente da viaggi, su e giù per la Francia, tre volte a Roma, una almeno in Svizzera, Inghilterra e Austria. Lei stessa diceva di essere sempre per strada, spesso a scrivere lettere e instancabilmente occupata con l’amministrazione e l’accoglienza di visitatori. Scriveva ad una delle sue suore che «il troppo lavoro è un pericolo per un’anima incompleta, ma per chi ama Nostro Signore esso è un abbondante raccolto». Le sue suore si sono sempre contraddistinte per l’impegno profuso verso i bambini loro affidati; non poche tra esse hanno imitato la loro fondatrice anche nel conseguimento di un impressionante grado di preparazione intellettuale (pur senza passare per i metodi utilizzati con Maddalena dal fratello, che comunque produssero frutti singolarmente fecondi). 

Nel 1826 la Società del Sacro Cuore ricevette formale approvazione dal papa. Tredici anni dopo si registrarono nuovamente posizioni differenti circa le costituzioni, che vennero tuttavia superate grazie alla garbata imparzialità e alla paziente perseveranza della fondatrice. Nel 1864 espresse il desiderio di dimettersi, e le fu affiancata una vicaria. L’anno successivo fu colpita da paralisi e morì nella festa dell’Ascensione. Fu canonizzata nel 1925. Il suo corpo riposa a Jette (Belgio). 

IL COMMENTO DI RAGGIO DI LUCE ATTIVA

MARTIROLOGIO ROMANO

A Parigi in Francia, santa Maddalena Sofia Barat, vergine, che fondò la Società del Sacro Cuore di Gesù e si adoperò molto per la formazione cristiana delle giovani.

FONDAMENTO BIBLICO DEL CULTO DEI SANTI

Il culto dei Santi, degli Angeli e della Vergine Maria è stato da sempre un elemento caratterizzante del Cattolicesimo Romano e delle Chiese Orientali, ma anche quello più contestato dalle comunità evangeliche e dalle sette d’ispirazione cristiana.

Ancora più osteggiata è la venerazione di statue ed Icone Sacre, assimilata addirittura all’idolatria e perciò condannata come un grave peccato. 

In realtà le cose non stanno affatto così.

Nell’Antico Testamento, statue ed immagini sono strettamente collegate all’adorazione di divinità in Gran parte straniere, che si oppongono al culto dell’Unico vero Dio. 

Presso Noi Cattolici, invece, queste assumono tutt’altro significato per due motivi. 

Il Primo è che le nostre statue non sono idoli pagani, ma Raffigurano Persone Realmente Esistite, che Ricordiamo come Modelli di Fede

Il Secondo è che la nostra non è Adorazione, bensì VENERAZIONE, ossia Rispetto Verso quei Santi e quelle Sante che stanno nella Gloria di Dio, in Paradiso, e ossequio verso le immagini che li rappresentano.

Ai tempi di Mosè, due Cherubini in oro battuto decoravano l’Arca dell’Alleanza, in cui erano custodite le Tavole della Legge (Esodo 25,18; 36,2-8; 37,7). Era idolatria questa? Certamente no! Mosè stesso fece costruire un serpente di bronzo e ordinò di porlo in vista al popolo; chiunque fosse stato morsicato dai serpenti velenosi, si sarebbe potuto salvare guardando verso di esso (Numeri 21,4-9). 

Gesù applicò a se stesso questo simbolo dicendo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna» Vangelo di San Giovanni Apostolo 3:14-15 

La VENERAZIONE d’immagini, dunque, non è idolatria quando questa non si sostituisce all’adorazione. 

Esistono tre diverse forme di culto: 

la LATRIA, ossia l’Adorazione, riservata esclusivamente a Dio; 

la DULIA, ossia la venerazione, riservata ai Santi e agli Angeli; 

l’IPERDULIA, una speciale forma di venerazione riservata esclusivamente alla Vergine Maria, Madre del nostro Salvatore Gesù Cristo.

Per quanto riguarda il fondamento biblico relativo al culto dei santi, esistono numerosi passi che lo giustificano. Innanzitutto, nel Nuovo Testamento tutti i battezzati sono chiamati santi, non perché dotati di eccezionali virtù, ma in quanto chiamati a percorre un cammino di perfezione e di santità, dopo essere stati separati dal mondo e purificati dallo Spirito Santo. 

Già nel libro del Siracide l’autore aveva scritto: “Facciamo l’elogio degli uomini illustri, dei nostri antenati per generazione. Questi furono uomini virtuosi, i cui meriti non vanno dimenticati” Libro della Siracide 44, 1 e 10

Nella Lettera agli Ebrei l’autore esalta gli illustri israeliti del passato e sprona i destinatari dell’epistola a comportarsi allo stesso modo  Ebrei 11-12

San Paolo diceva ai Fedeli di Corinto: “Fatevi miei imitatori come io lo sono di Cristo” (1 Corinzi 11,1).

Proprio in questo consiste, dunque, la Venerazione dei Santi: nel Ricordo, nell’Elogio, nell’Imitazione di Coloro che ci hanno Preceduto nella Fede e si Sono Distinti nella Pratica delle Virtù

In merito alla loro commemorazione, sappiamo che già del Protomartire Stefano si ricordava l’anniversario della morte e s’Invocava la Sua Intercessione. 

Ma il primo Esempio storicamente documentato è il Martirio di San Policarpo(155 d.C), di cui furono raccolte le reliquie e celebrato annualmente il suo martirio “per rievocare la memoria di coloro che hanno combattuto prima di noi e per tenere esercitati e pronti quelli che dovranno affrontare la lotta”.

Concludiamo, infine, con l’intercessione dei Santi, particolarmente contestata dai Protestanti e dalle sette cristiane. A loro avviso, essendo Gesù Cristo il solo mediatore fra Dio e gli uomini, sarebbe sbagliato pregare i Santi e chiedere la loro intercessione. In realtà non è affatto così, in quanto il loro intervento non sostituisce l’unica mediazione di Cristo. Nel miracolo di Cana, ad esempio, la Vergine Maria interviene presso il Figlio a favore degli sposi, che non hanno più vino  dal Vangelo di San Giovanni Apostolo 2, 1-11

San Giacomo, inoltre, afferma che molto vale la preghiera del giusto se fatta con insistenza  dalla Lettera di San Giacomo Apostoli 5,16

e San Paolo esorta spesso i fedeli a pregare Dio per lui e per gli altri fratelli. Ma cos’è tutto ciò se non una preghiera d’intercessione? Considerando, dunque, che la Comunione dei Santi, ossia il mutuo e vicendevole aiuto fra i battezzati, non finisce con la morte fisica, ma continua anche dopo la vita terrena, allora possiamo affermare con assoluta certezza che pregare i Santi non solo è biblicamente fondato, ma è anche un segno del vincolo d’Amore che esiste fra di noi e che ci unisce a Cristo in questa nostra vita e in quella prossima futura.

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