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SANTA CLOTILDE

Nata il V Secolo, Lione, Francia

Morto il 3 giugno 545, Tours, Francia

Tutti portan la croce quaggiù! dice il Parzanese: piccoli e grandi, poveri e ricchi. E anzi gli stessi sovrani si trovano spesso in mille difficoltà; ed è certamente più beata la vita di un umile pastore che ama Iddio, di quella di coloro che tra mille timori siedono su un trono. 

Ciò si comprende bene leggendo la vita di S. Clotilde, regina dei Franchi. Ella era di stirpe reale; ma anche nelle magnificenze della corte trovò le sue spine, la sua croce, il suo calvario: tutto però accettò con generosità dalle mani di Dio e si fece santa. Suo padre si chiamava Chilperico. Il fratello di lui, certo Gondebaldo, volendosi impadronire del trono, lo assassinò e con lui la moglie e due figli. All’eccidio però scampò Clotilde che per la sua tenera età ispirò compassione al feroce zio. Succeduto Gondebaldo sul trono del fratello, Clotilde passò l’infanzia alla sua corte. 

Ella sopportò con rassegnazione il doloroso evento e si mise nelle mani della Provvidenza. 

Le sue maniere affabili, caritatevoli e il suo spirito di pietà, attirarono ben presto l’ammirazione del popolo. 

Per queste sue rare doti, Clodoveo re dei Franchi la chiese in isposa a Gondebaldo. Clotilde non potè opporsi ed accettò. Dio però vegliava su di lei e ne fece un potente strumento della sua misericordia. Infatti proprio per le preghiere e lo zelo di Clotilde i Franchi si convertirono alla vera fede. 

Clodoveo era ariano e di carattere severo ed aspro, tuttavia serbava ancora una certa benignità per i Cattolici e non tardò ad abbracciare egli pure la fede cattolica. 

Il primo pensiero di Clotilde fu appunto quello di convertire il re, e sono veramente ammirabili gli argomenti che essa portava per convincerlo dell’errore. 

Ma a convertire un uomo non bastano le industrie umane, ci vuole la grazia di Dio: grazia che fu concessa ben presto dal Signore alla sua serva Clotilde. 

Ecco il fatto. Uscito Clodoveo in campo contro gli Alemanni, che avanzavano a danno dei suoi territori, fu respinto, e quando già stava per essere disfatto si ricordò del Dio di Clotilde e fece voto di convertirsi se avesse ottenuta la vittoria. 

Il Signore gradì la preghiera; Clodoveo vinse e si fece cattolico. Con lui furono pure battezzati 3000 Franchi. 

L’anno 511 morì Clodoveo e nuove angustie amareggiarono il cuore di Clotilde. Erano però le ultime prove che il cielo le inviava. I suoi giorni volgevano al termine e il Paradiso era ormai vicino. Morì il 3 giugno del 545 in Tours, e fu tumulata in Parigi a fianco dei marito Clodoveo. 

IL COMMENTO DI RAGGIO DI LUCE ATTIVA

PRATICA

 Preghiamo per la conversione dei peccatori: chi salva un’anima ha predestinato la sua. 

PREGHIERA

 Esaudiscici, Dio nostro Salvatore, affinchè come ci allietiamo della festa della beata Clotilde, così siamo ammaestrati nella devozione. 

MARTIROLOGIO ROMANO

 A Tours nella Gallia lugdunense, ora in Francia, santa Clotilde, regina, le cui preghiere indussero suo marito Clodoveo, re dei Franchi, ad accogliere la fede di Cristo; dopo la morte del coniuge, si ritirò presso la basilica di san Martino, per non essere più ritenuta una regina, ma una vera serva del Signore.

FONDAMENTO BIBLICO DEL CULTO DEI SANTI

Il culto dei Santi, degli Angeli e della Vergine Maria è stato da sempre un elemento caratterizzante del Cattolicesimo Romano e delle Chiese Orientali, ma anche quello più contestato dalle comunità evangeliche e dalle sette d’ispirazione cristiana.

Ancora più osteggiata è la venerazione di statue ed Icone Sacre, assimilata addirittura all’idolatria e perciò condannata come un grave peccato. 

In realtà le cose non stanno affatto così.

Nell’Antico Testamento, statue ed immagini sono strettamente collegate all’adorazione di divinità in Gran parte straniere, che si oppongono al culto dell’Unico vero Dio. 

Presso Noi Cattolici, invece, queste assumono tutt’altro significato per due motivi. 

Il Primo è che le nostre statue non sono idoli pagani, ma Raffigurano Persone Realmente Esistite, che Ricordiamo come Modelli di Fede

Il Secondo è che la nostra non è Adorazione, bensì VENERAZIONE, ossia Rispetto Verso quei Santi e quelle Sante che stanno nella Gloria di Dio, in Paradiso, e ossequio verso le immagini che li rappresentano.

Ai tempi di Mosè, due Cherubini in oro battuto decoravano l’Arca dell’Alleanza, in cui erano custodite le Tavole della Legge (Esodo 25,18; 36,2-8; 37,7). Era idolatria questa? Certamente no! Mosè stesso fece costruire un serpente di bronzo e ordinò di porlo in vista al popolo; chiunque fosse stato morsicato dai serpenti velenosi, si sarebbe potuto salvare guardando verso di esso (Numeri 21,4-9). 

Gesù applicò a se stesso questo simbolo dicendo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna» Vangelo di San Giovanni Apostolo 3:14-15 

La VENERAZIONE d’immagini, dunque, non è idolatria quando questa non si sostituisce all’adorazione. 

Esistono tre diverse forme di culto: 

la LATRIA, ossia l’Adorazione, riservata esclusivamente a Dio; 

la DULIA, ossia la venerazione, riservata ai Santi e agli Angeli; 

l’IPERDULIA, una speciale forma di venerazione riservata esclusivamente alla Vergine Maria, Madre del nostro Salvatore Gesù Cristo.

Per quanto riguarda il fondamento biblico relativo al culto dei santi, esistono numerosi passi che lo giustificano. Innanzitutto, nel Nuovo Testamento tutti i battezzati sono chiamati santi, non perché dotati di eccezionali virtù, ma in quanto chiamati a percorre un cammino di perfezione e di santità, dopo essere stati separati dal mondo e purificati dallo Spirito Santo. 

Già nel libro del Siracide l’autore aveva scritto: “Facciamo l’elogio degli uomini illustri, dei nostri antenati per generazione. Questi furono uomini virtuosi, i cui meriti non vanno dimenticati” Libro della Siracide 44, 1 e 10

Nella Lettera agli Ebrei l’autore esalta gli illustri israeliti del passato e sprona i destinatari dell’epistola a comportarsi allo stesso modo  Ebrei 11-12

San Paolo diceva ai Fedeli di Corinto: “Fatevi miei imitatori come io lo sono di Cristo” (1 Corinzi 11,1).

Proprio in questo consiste, dunque, la Venerazione dei Santi: nel Ricordo, nell’Elogio, nell’Imitazione di Coloro che ci hanno Preceduto nella Fede e si Sono Distinti nella Pratica delle Virtù

In merito alla loro commemorazione, sappiamo che già del Protomartire Stefano si ricordava l’anniversario della morte e s’Invocava la Sua Intercessione. 

Ma il primo Esempio storicamente documentato è il Martirio di San Policarpo (155 d.C), di cui furono raccolte le reliquie e celebrato annualmente il suo martirio “per rievocare la memoria di coloro che hanno combattuto prima di noi e per tenere esercitati e pronti quelli che dovranno affrontare la lotta”.

Concludiamo, infine, con l’intercessione dei Santi, particolarmente contestata dai Protestanti e dalle sette cristiane. A loro avviso, essendo Gesù Cristo il solo mediatore fra Dio e gli uomini, sarebbe sbagliato pregare i Santi e chiedere la loro intercessione. In realtà non è affatto così, in quanto il loro intervento non sostituisce l’unica mediazione di Cristo. Nel miracolo di Cana, ad esempio, la Vergine Maria interviene presso il Figlio a favore degli sposi, che non hanno più vino  dal Vangelo di San Giovanni Apostolo 2, 1-11

San Giacomo, inoltre, afferma che molto vale la preghiera del giusto se fatta con insistenza dalla Lettera di San Giacomo Apostoli 5,16

e San Paolo esorta spesso i fedeli a pregare Dio per lui e per gli altri fratelli. Ma cos’è tutto ciò se non una preghiera d’intercessione? Considerando, dunque, che la Comunione dei Santi, ossia il mutuo e vicendevole aiuto fra i battezzati, non finisce con la morte fisica, ma continua anche dopo la vita terrena, allora possiamo affermare con assoluta certezza che pregare i Santi non solo è biblicamente fondato, ma è anche un segno del vincolo d’Amore che esiste fra di noi e che ci unisce a Cristo in questa nostra vita e in quella prossima futura.

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