UNO SCORCIO SULLA VITA DEL FONDATORE DELLA MILIZIA DELL’IMMACOLATA

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di Matteo Maria Donati

Il 14 Agosto il calendario della Chiesa Cattolica ricorda San Massimiliano Maria Kolbe, il frate minore conventuale canonizzato da papa Giovanni Paolo II, morto martire nel campo di concentramento di Auschwitz il 14 Agosto 1941 dopo aver offerto la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia.

Nacque in Polonia da una famiglia profondamente cattolica, tanto che alla sua beatificazione partecipò anche la madre che, rimasta vedova, aveva deciso di prendere i voti e diventare religiosa.

Una sera, casualmente a Roma, il 17 Febbraio 1917, il frate polacco si imbatté in una manifestazione massonica che commemorava la morte di Giordano Bruno. Il corteo massonico, che si stava dirigendo proprio verso il monumento di Giordano Bruno in Campo de’ fiori dove il filosofo era stato bruciato, percorse le vie della capitale e si fermò a piazza San Pietro sventolando, sotto le finestre del Papa, un vessillo nero con l’effigie di San Michele Arcangelo sotto i piedi di Lucifero. Degli striscioni inneggiavano a Satana, in particolare una scritta diceva: “Satana regnerà in Vaticano e il Papa lo servirà come una guardia svizzera”.

Fra Massimiliano, che era studente presso il Collegio Internazionale dei Frati Minori Conventuali, situato in via San Teodoro n. 42, viene profondamente colpito dall’audacia sacrilega dei massoni e sente di dover fare qualcosa in difesa della Chiesa. Pensa ad una associazione mariana finalizzata alla conversione dei peccatori, specialmente dei massoni, e alla santificazione dei cristiani per porre un argine al dilagare dell’empietà e a tutti quei movimenti ostili al Cattolicesimo che andavano sempre più crescendo.

Padre Kolbe era fiducioso che la Vergine senza macchia alla fine sarebbe stata vincitrice contro tutti i nemici della Chiesa, facendo in modo che si avverasse la prima profezia delle scritture: “Io porrò inimicizia fra te (il serpente) e la donna (la Vergine): questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.

La Milizia dell’Immacolata fu fondata il 16 Ottobre 1917. Le armi spirituali di cui si dotò la Cavalleria mariana furono la buona stampa cattolica che numerosi volontari diffondevano nelle scuole, in vari istituti, nelle caserme; le riunioni di preghiera e il Santo Rosario.

Il versetto di Genesi cap. 3, v. 15, in cui la Vergine schiaccia il capo del serpente divenne la sintesi del programma della Milizia. Il fine dell’associazione era la conversione dei peccatori, in particolare i massoni e gli eretici, e la santificazione del popolo cristiano. Oltre all’apostolato, la preghiera, la penitenza i membri della Milizia e lo stesso Kolbe hanno sempre raccomandato la Consacrazione alla Vergine Immacolata, che permette al credente di porsi come strumento docile nelle Sue mani. Infime un sacramentale che il padre raccomandava era la Medaglia Miracolosa, da portare al collo.

Già dalle Costituzioni di Anderson del 1723 si comprende bene il legame quasi indissolubile tra massoneria e pratiche spiritico-sataniche.

Padre Kolbe sicuramente era a conoscenza delle bolle papali che condannavano la massoneria, come l’Humanus Genus di papa Leone XIII, del 1884, che ne condannava il naturalismo e la visione gnostica.

La Rivelazione cristiana che ci da la buona notizia dell’Incarnazione del Verbo che si fa carne per la nostra salvezza si contrappone alla filosofia gnostica che insegna che l’uomo può perfezionarsi fino ad essere come Dio. La salvezza per i meriti del sangue di Cristo versato sulla croce viene sostituita dai massoni con una salvezza raggiunta con le proprie forze, senza il bisogno dell’aiuto della Grazia.

Ne deriva la visione e il progetto di una società umana senza Dio e senza i valori contenuti nella Sua Parola, un’umanità che pone al centro se stessa e il proprio idolo, schiava del proprio egoismo e delle proprie attitudini peccaminose che vengono nascoste dietro una parvenza di “filosofia” o di “cammino spirituale”.

I massoni, molti dei quali inconsapevolmente (i “poveri infelici”, come li chiamava San Massimiliano), adorano Lucifero e le sue bugie, per mezzo delle quali riuscì ad ingannare Eva nel giardino dell’Eden. Il serpente infatti riuscì a farle credere che Dio le aveva dato il comandamento di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male perché mangiandolo sarebbe diventata come Dio. Il Padre Eterno era stato chiaro e l’aveva avvertita, a lei e al marito, delle conseguenze di una disubbidienza: “Nel momento che lo mangerai, certamente morirai”. E così sappiamo che è stato.

I massoni ci dimostrano che il copione di Satana era ed è sempre lo stesso: mentire e allontanare l’uomo dal suo Creatore. Mentre è obbedendo ai Santi comandamenti che l’uomo realizza se stesso, il diavolo cerca da secoli di far credere che la vera libertà è nel fare ciò che si vuole, ciò che piace e non ciò che Dio vuole.

Solo sottomettendoci ai comandamenti di Dio, non offrendo vitelli o pecore, come facevano gli Israeliti, ma offrendo se stessi e la propria volontà, aderendo ai Comandamenti e alla dottrina Cattolica riusciremo a rimanere fedeli alla Chiamata che abbiamo ricevuto, allontanando da noi il male:

“Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi”.

Lettera di San Giacomo, Cap. 4, v. 7.

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