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 SAN GIUSEPPE

 Sposo della Beata Vergine Maria

Nato il I sec. a.C., Betlemme

Morto il I sec. d.C., Nazaret

Protettore: carpentieridegli economifalegnamilavoratorimoribondipadriprocutarori legali

L’essenza di ciò che la figura di San Giuseppe ci trasmette e che gli stessi scritti evangelici ci testimoniano è sempre quello di apparire meravigliosamente discreto e fedele.

A proposito di Lui si può tranquillamente dire che incarni l’archetipo d’Anima del giusto, interamente volta a Dio che, colmata di benedizioni, si erge forte e potente a gloria di Dio e quale modello per gli uomini.

San Giuseppe fu colui che adempiendo alle delicata e santissima missione affidatagli da Dio la assolse con umiltà e fedeltà, divenendo cosi modello delle virtù familiari, degli umili doveri quotidiani, custode delle anime pure e il Santo protettore dei focolari domestici cristiani.

Ed è forse proprio in virtù, ma anche a cagione del suo apparire si tanto discreto sia nella vita domestica della Sacra Famiglia sia nelle scarne notizie che gli stessi vangeli ed anche altrove ci danno di Lui, il suo culto si è sviluppato assai tardi nella liturgia.

Tale culto veniva peraltro già celebrato qua e la, in diverse date dell’anno e fu solo nel XV° secolo che se ne fisso la festa al 19 marzo; fu elevata dalla Chiesa universale a festa di precetto nel 1621 dall’allora Papa Gregorio XV°.

San Giuseppe, a fronte di tanti altri Santi, forse maggiormente conosciuti e venerati nel mondo cattolico, non ci è noto per essere fautore di miracoli più o meno eclatanti; ma se questo è vero, non ci sfugga di Lui un dato di fatto unico e meraviglioso, il solo uomo a cui Dio Padre concesse l’onore e la grazia più grande tra tutte: accudire, crescere, educare e proteggere il Figlio di Dio fattosi Uomo!

Cristo Gesù’ nostro Redentore! Dunque di San Giuseppe potremmo dire che visse e incarnò il miracolo che si ripeteva giorno per giorno, anno dopo anno nell’accompagnare suo Figlio Gesù’ alla Sua Missione redentrice per il mondo intero.

Alla luce di queste riflessioni, possiamo ben dire senza esagerare che San Giuseppe sia il Patriarca di tutti Santi.

Di questo santo, si tanto discreto e nascosto nel dipanarsi della narrazione evangelica, pochi sanno che viene venerato attraverso una potente e poderosa preghiera conosciuta come “Il Sacro Manto di San Giuseppe” e ancor meno forse si conosce la devozione ad un sacramentale, quale esso è, che si concretizza nell’indossare con fede lo Scapolare di San Giuseppe.

A Vigolo (BG) il 16 luglio 2013, Edson Glauber al riguardo riporta le parole di Gesù appena sentite: “Vi ho dato una grande grazia, figli miei, lo Scapolare di Mio Padre Giuseppe: segno della protezione, della grazia e della benedizione dei nostri Santissimi Cuori.

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Questo Scapolare è un dono per le anime che amano Dio è una grazia che aiuta molto a rimanere fedeli al cammino Santo che porta al Cielo.

Coloro che usano e portano con sé lo Scapolare di mio Padre Giuseppe, non incontreranno la mia Giustizia alla loro morte, ma la Mia Misericordia”.

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E lo sapevate che esiste anche una festa dedicata al Suo Sacratissimo Cuore? Ma lasciamo parlare lo stesso Gesù che a proposito di San Giuseppe dice al veggente Edson Glauber: “Desidero che il primo mercoledì dopo la festa del Mio Sacro Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, sia considerato Festa del Cuore Castissimo di San Giuseppe.”

(6 giugno 1997, festa del Sacro Cuore di Gesù, a Montichiari (BS).

È volontà e richiesta di Gesù e della Vergine che il mondo intero sia consacrato al Cuore Castissimo di San Giuseppe, affinché egli possa dispensare le sue grazie e le sue benedizioni a beneficio di tutta la Santa Chiesa e del mondo intero.

La prima testimonianza iconografica della devozione al Sacro Cuore di San Giuseppe è costituita da un affresco (1617), visibile a Pontoise (Francia), presso le Carmelitane Scalze; un’iscrizione commenta: “In corde Joseph invenietis me”.

In Spagna invece, un cuore con la scritta JPH (=JOSEPH), sormontato da una fiamma, circondato da una corona di rose, trapassato da lato a lato da una spada e da una verga fiorita, è lo stemma della confraternita della Schiavitù del Glorioso Cuore di San Giuseppe,

fondata a Siviglia, nel 1744, la quale celebrava il 18 settembre la festa del Sacro Cuore di San Giuseppe e in tutte le feste principali faceva la commemorazione: “del Sacro Cuore di tanto felice Sposo, fornace del più casto amore e deposito dei divini segreti”.

Non poteva mancare poi il rosario di San Giuseppe, rivelato da Gesù a Edson Glauber (27/11/1997) e ancora San Giuseppe il 4 marzo del 1998: “Mio caro figlio, oggi è il primo mercoledì del mese .”

Per chi reciterà ogni primo mercoledì del mese il mio Rosario dei sette dolori e gioie, il Mio Cuore Castissimo dirama innumerevoli grazie sopra tutti coloro che ricorrono alla mia intercessione.

In questi mercoledì gli uomini non riceveranno una pioggia di grazie, ma torrenti fortissimi di grazie straordinarie, poiché condivido con tutti coloro che Mi onorano e che ricorrono a Me tutte le grazie, tutte le benedizioni, tutte le virtù e tutto l’amore che ho ricevuto dal mio Divino Figlio Gesù e dalla Mia Sposa Maria Santissima quando ancora vivevo in questo mondo e tutte le grazie che ora continuo a ricevere nella gloria del Paradiso”.

Sempre sul Suo Rosario San Giuseppe ci dice: “Se voi sapeste quante grazie Dio Mi permette di donarvi non chiudereste i vostri cuori e non smettereste mai di pregare questo Rosario tanto potente (San Giuseppe 05/12/2007 Paderno Franciacorta BS).

Anche nella musica sacra antica San Giuseppe è stato celebrato da vari compositori a partire dal XVI secolo fino ai giorni nostri e come sublime espressione di devozione vogliamo ricordare nel settore della musica sacra le Litaniae de Sancto Joseph di Heinrich Jgnaz Biber, eseguite per la prima volta nella cattedrale di Salisburgo nel 1677;

gli Oratori: Il Transito di San Giuseppe, a sei voci, Vienna 1694, composto da Giovanni Paolo Colonna ed eseguito a Bologna già nel 1685; L’Agonia del glorioso Patriarca San Giuseppe, dialogo a tre voci per musica, Orvieto 1697, composto da Leone e Giuseppe Alberici.

IL COMMENTO DI RAGGIO DI LUCE ATTIVA

ORA E PER CONCLUDERE, NON ESAGERIAMO SE DOPOTUTTO POSSIAMO AFFERMARE CHE SAN GIUSEPPE È UN SANTO DI PRIMARIA IMPORTANZA E COME TALE DEVE ESSERE DA NOI AMATO ED ONORATO.

I SUOI DONI CHE CI HA DONATO SONO DAVVERO PREZIOSI E POTENTI CHE CI SOSTENGONO E RAFFORZANO SUL CAMMINO DELLA FEDE E DELLA GRAZIA, UN GIORNO CI PORTERÀ A GODERE DEL FRUTTO DELLA VITA ETERNA IN CRISTO GESÙ NOSTRO UNICO REDENTORE.

ALLORA RIPRENDENDO LE SANTE PAROLE DELLA PREGHIERA DEL SACRO MANTO POSSIAMO SENZ’ALTRO DIRE CON ENTUSIASMO: “VIVA IN ETERNO IL GLORIOSO PATRIARCA SAN GIUSEPPE, NOSTRO GRANDE PROTETTORE E PARTICOLARE LIBERATORE DELLE SANTE ANIME DEL PURGATORIO!”

PRATICA

Impariamo da S. Giuseppe la fedeltà a Dio. 

PREGHIERA

Dio, che con ineffabile provvidenza, ti sei degnato eleggere il beato Giuseppe a sposo della tua Santissima Madre, fa’ che venerandolo in terra qual nostro protettore meritiamo di averlo intercessore in cielo.

MARTIROLOGIO ROMANO

 Nella Giudèa il natale di san Giuséppe, Sposo della beatissima Vergine Maria, Confessore, il quale dal Sommo Pontefice Pio nono, secondo i voti e le preghiere di tutto l’Orbe cattolico, fu dichiarato Patrono della Chiesa universale.

PREGHIERA DEL SACRO MANTO DI SAN GIUSEPPE

FONDAMENTO BIBLICO DEL CULTO DEI SANTI

Il culto dei Santi, degli Angeli e della Vergine Maria è stato da sempre un elemento caratterizzante del Cattolicesimo Romano e delle Chiese Orientali, ma anche quello più contestato dalle comunità evangeliche e dalle sette d’ispirazione cristiana.

Ancora più osteggiata è la venerazione di statue ed Icone Sacre, assimilata addirittura all’idolatria e perciò condannata come un grave peccato.

In realtà le cose non stanno affatto così.

Nell’Antico Testamento, statue ed immagini sono strettamente collegate all’adorazione di divinità in Gran parte straniere, che si oppongono al culto dell’Unico vero Dio.

Presso Noi Cattolici, invece, queste assumono tutt’altro significato per due motivi.

Il Primo è che le nostre statue non sono idoli pagani, ma Raffigurano Persone Realmente Esistite, che Ricordiamo come Modelli di Fede

Il Secondo è che la nostra non è Adorazione, bensì VENERAZIONE, ossia Rispetto Verso quei Santi e quelle Sante che stanno nella Gloria di Dio, in Paradiso, e ossequio verso le immagini che li rappresentano.

Ai tempi di Mosè, due Cherubini in oro battuto decoravano l’Arca dell’Alleanza, in cui erano custodite le Tavole della Legge (Esodo 25,18; 36,2-8; 37,7). Era idolatria questa? Certamente no! Mosè stesso fece costruire un serpente di bronzo e ordinò di porlo in vista al popolo; chiunque fosse stato morsicato dai serpenti velenosi, si sarebbe potuto salvare guardando verso di esso (Numeri 21,4-9).

Gesù applicò a se stesso questo simbolo dicendo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna» Vangelo di San Giovanni Apostolo 3:14-15

La VENERAZIONE d’immagini, dunque, non è idolatria quando questa non si sostituisce all’adorazione.

Esistono tre diverse forme di culto:

la LATRIA, ossia l’Adorazione, riservata esclusivamente a Dio;

la DULIA, ossia la venerazione, riservata ai Santi e agli Angeli;

l’IPERDULIA, una speciale forma di venerazione riservata esclusivamente alla Vergine Maria, Madre del nostro Salvatore Gesù Cristo.

Per quanto riguarda il fondamento biblico relativo al culto dei santi, esistono numerosi passi che lo giustificano. Innanzitutto, nel Nuovo Testamento tutti i battezzati sono chiamati santi, non perché dotati di eccezionali virtù, ma in quanto chiamati a percorre un cammino di perfezione e di santità, dopo essere stati separati dal mondo e purificati dallo Spirito Santo.

Già nel libro del Siracide l’autore aveva scritto: “Facciamo l’elogio degli uomini illustri, dei nostri antenati per generazione. Questi furono uomini virtuosi, i cui meriti non vanno dimenticati” Libro della Siracide 44, 1 e 10

Nella Lettera agli Ebrei l’autore esalta gli illustri israeliti del passato e sprona i destinatari dell’epistola a comportarsi allo stesso modo Ebrei 11-12

San Paolo diceva ai Fedeli di Corinto: “Fatevi miei imitatori come io lo sono di Cristo” (1 Corinzi 11,1).

Proprio in questo consiste, dunque, la Venerazione dei Santi: nel Ricordo, nell’Elogio, nell’Imitazione di Coloro che ci hanno Preceduto nella Fede e si Sono Distinti nella Pratica delle Virtù.

In merito alla loro commemorazione, sappiamo che già del Protomartire Stefano si ricordava l’anniversario della morte e s’Invocava la Sua Intercessione.

Ma il primo Esempio storicamente documentato è il Martirio di San Policarpo (155 d.C), di cui furono raccolte le reliquie e celebrato annualmente il suo martirio “per rievocare la memoria di coloro che hanno combattuto prima di noi e per tenere esercitati e pronti quelli che dovranno affrontare la lotta”.

Concludiamo, infine, con l’intercessione dei Santi, particolarmente contestata dai Protestanti e dalle sette cristiane. A loro avviso, essendo Gesù Cristo il solo mediatore fra Dio e gli uomini, sarebbe sbagliato pregare i Santi e chiedere la loro intercessione. In realtà non è affatto così, in quanto il loro intervento non sostituisce l’unica mediazione di Cristo. Nel miracolo di Cana, ad esempio, la Vergine Maria interviene presso il Figlio a favore degli sposi, che non hanno più vino dal Vangelo di San Giovanni Apostolo 2, 1-11

San Giacomo, inoltre, afferma che molto vale la preghiera del giusto se fatta con insistenza dalla Lettera di San Giacomo Apostoli 5,16

e San Paolo esorta spesso i fedeli a pregare Dio per lui e per gli altri fratelli. Ma cos’è tutto ciò se non una preghiera d’intercessione? Considerando, dunque, che la Comunione dei Santi, ossia il mutuo e vicendevole aiuto fra i battezzati, non finisce con la morte fisica, ma continua anche dopo la vita terrena, allora possiamo affermare con assoluta certezza che pregare i Santi non solo è biblicamente fondato, ma è anche un segno del vincolo d’Amore che esiste fra di noi e che ci unisce a Cristo in questa nostra vita e in quella prossima futura.

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SIAMO RIEMERSI DALLE PIEGHE DEL TEMPO PER PROIETTARTI NEL FUTURO