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SAN GIOVANNI DAMASCENO

Era il 650 circa, Damasco

Morto il 749 circa, Damasco

S. Giovanni Damasceno nacque a Damasco da illustre famiglia e studiò filosofia e teologia a Costantinopoli, sotto la guida del monaco Cosma.

L’empio imperatore Leone Isaurico aveva mosso guerra spietata al culto delle sacri immagini, e Giovanni, dietro esortazione del Pontefice Gregorio III, ne prese le difese con la parola e con la penna. Ciò eccitò talmente l’odio dell’imperatore, che lo accusò di tradimento al califfo di Damasco, presso il quale il Santo stava allora in qualità di consigliere e di ministro. Creduta l’accusa, gli venne recisa la destra, affinché fosse costretto a deporre la penna. La Vergine, di cui era devotissimo, volle manifestare l’innocenza del suo fedele servo facendolo trionfare, e gli restituì la mano non lasciando il minimo segno nel luogo del taglio.

Il Santo allora, commosso e pieno di gratitudine, compie ciò che da gran tempo aveva stabilito di fare: abbandona il mondo, distribuisce tutte le sue sostanze, dona la libertà ai servi, peregrina per i luoghi santi di Palestina e infine col suo maestro Cosma, si ritira nel convento di S. Saba presso Gerusalemme, ove più tardi fu ordinato sacerdote. Mai desistette dal compito intrapreso di difendere il culto cattolico delle sacre immagini. Ciò gli attirò le ire del nuovo imperatore, Costantino Copronimo. Per le sue opere in difesa della fede, per la sua eloquenza fu lodato dal secondo Concilio Niceno e venne chiamato Chrisorrhoas o fiume di oro.

Combattè tutti gli eretici del suo tempo, gli Iconoclasti, i Monoteliti ed i Teopaschiti. Dimostrò il primato del Principe degli Apostoli, il suo ufficio di maestro universale, l’indefettibilità della Chiesa. Tutti i suoi scritti non sono solo eccellenti per erudizione e dottrina, ma sono anche fonte di pietà e specialmente di devozione alla SS. Vergine. S. Giovanni Damasceno fu il primo a trattare con metodo e ordine la sacra teologia, spianando così la via all’Angelico San Tommaso.

Morì circa l’anno 749. Leone XIII ne estese l’ufficiatura a tutta la Chiesa e lo decorò dell’aureola di Dottore.

Questo Santo, in modo speciale, si distinse nella fermezza del carattere, nell’umiltà e nell’ubbidienza. Avendo una volta costruito alcune sporte, gli fu ordinato di andarle a vendere in Damasco, ove era stato ministro: ciecamente ubbidì, e nel luogo in cui aveva ricevuto tanti onori, venne coperto di ludibrio e di scherno. Egli tutto sopportò con gioia, per somigliare a Gesù Cristo. Nella sua vita religiosa mai fu udito chiedere il motivo di ciò che gli veniva imposto, per quanto fosse arduo e insolito, e costantemente fu modello ed esempio ai suoi confratelli.

IL COMMENTO DI RAGGIO DI LUCE ATTIVA

PRATICA

Impariamo da questo Santo a vincere il rispetto umano.

PREGHIERA

 Dio, onnipotente ed eterno, che ad affermare il culto delle sacre immagini riempisti il beato Giovanni di dottrina celeste e di ammirabile fortezza di spirito, concedici, per la sua intercessione e a suo esempio, di imitare le virtù e di sperimentare il patrocinio di coloro di cui veneriamo le immagini.

MARTIROLOGIO ROMANO

 San Giovanni Damasceno, sacerdote e dottore della Chiesa, che rifulse per santità e dottrina e lottò strenuamente con la parola e con gli scritti contro l’imperatore Leone l’Isaurico in difesa del culto delle sacre immagini. Divenuto monaco nel monastero di Mar Saba vicino a Gerusalemme, si dedicò qui alla composizione di inni sacri fino alla morte. Il suo corpo fu deposto in questo giorno.

FONDAMENTO BIBLICO DEL CULTO DEI SANTI

Il culto dei Santi, degli Angeli e della Vergine Maria è stato da sempre un elemento caratterizzante del Cattolicesimo Romano e delle Chiese Orientali, ma anche quello più contestato dalle comunità evangeliche e dalle sette d’ispirazione cristiana.

Ancora più osteggiata è la venerazione di statue ed Icone Sacre, assimilata addirittura all’idolatria e perciò condannata come un grave peccato.

In realtà le cose non stanno affatto così.

Nell’Antico Testamento, statue ed immagini sono strettamente collegate all’adorazione di divinità in Gran parte straniere, che si oppongono al culto dell’Unico vero Dio.

Presso Noi Cattolici, invece, queste assumono tutt’altro significato per due motivi.

Il Primo è che le nostre statue non sono idoli pagani, ma Raffigurano Persone Realmente Esistite, che Ricordiamo come Modelli di Fede

Il Secondo è che la nostra non è Adorazione, bensì VENERAZIONE, ossia Rispetto Verso quei Santi e quelle Sante che stanno nella Gloria di Dio, in Paradiso, e ossequio verso le immagini che li rappresentano.

Ai tempi di Mosè, due Cherubini in oro battuto decoravano l’Arca dell’Alleanza, in cui erano custodite le Tavole della Legge (Esodo 25,18; 36,2-8; 37,7). Era idolatria questa? Certamente no! Mosè stesso fece costruire un serpente di bronzo e ordinò di porlo in vista al popolo; chiunque fosse stato morsicato dai serpenti velenosi, si sarebbe potuto salvare guardando verso di esso (Numeri 21,4-9).

Gesù applicò a se stesso questo simbolo dicendo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna» Vangelo di San Giovanni Apostolo 3:14-15

La VENERAZIONE d’immagini, dunque, non è idolatria quando questa non si sostituisce all’adorazione.

Esistono tre diverse forme di culto:

la LATRIA, ossia l’Adorazione, riservata esclusivamente a Dio;

la DULIA, ossia la venerazione, riservata ai Santi e agli Angeli;

l’IPERDULIA, una speciale forma di venerazione riservata esclusivamente alla Vergine Maria, Madre del nostro Salvatore Gesù Cristo.

Per quanto riguarda il fondamento biblico relativo al culto dei santi, esistono numerosi passi che lo giustificano. Innanzitutto, nel Nuovo Testamento tutti i battezzati sono chiamati santi, non perché dotati di eccezionali virtù, ma in quanto chiamati a percorre un cammino di perfezione e di santità, dopo essere stati separati dal mondo e purificati dallo Spirito Santo.

Già nel libro del Siracide l’autore aveva scritto: “Facciamo l’elogio degli uomini illustri, dei nostri antenati per generazione. Questi furono uomini virtuosi, i cui meriti non vanno dimenticati” Libro della Siracide 44, 1 e 10

Nella Lettera agli Ebrei l’autore esalta gli illustri israeliti del passato e sprona i destinatari dell’epistola a comportarsi allo stesso modo Ebrei 11-12

San Paolo diceva ai Fedeli di Corinto: “Fatevi miei imitatori come io lo sono di Cristo” (1 Corinzi 11,1).

Proprio in questo consiste, dunque, la Venerazione dei Santi: nel Ricordo, nell’Elogio, nell’Imitazione di Coloro che ci hanno Preceduto nella Fede e si Sono Distinti nella Pratica delle Virtù.

In merito alla loro commemorazione, sappiamo che già del Protomartire Stefano si ricordava l’anniversario della morte e s’Invocava la Sua Intercessione.

Ma il primo Esempio storicamente documentato è il Martirio di San Policarpo (155 d.C), di cui furono raccolte le reliquie e celebrato annualmente il suo martirio “per rievocare la memoria di coloro che hanno combattuto prima di noi e per tenere esercitati e pronti quelli che dovranno affrontare la lotta”.

Concludiamo, infine, con l’intercessione dei Santi, particolarmente contestata dai Protestanti e dalle sette cristiane. A loro avviso, essendo Gesù Cristo il solo mediatore fra Dio e gli uomini, sarebbe sbagliato pregare i Santi e chiedere la loro intercessione. In realtà non è affatto così, in quanto il loro intervento non sostituisce l’unica mediazione di Cristo. Nel miracolo di Cana, ad esempio, la Vergine Maria interviene presso il Figlio a favore degli sposi, che non hanno più vino dal Vangelo di San Giovanni Apostolo 2, 1-11

San Giacomo, inoltre, afferma che molto vale la preghiera del giusto se fatta con insistenza dalla Lettera di San Giacomo Apostoli 5,16

e San Paolo esorta spesso i fedeli a pregare Dio per lui e per gli altri fratelli. Ma cos’è tutto ciò se non una preghiera d’intercessione? Considerando, dunque, che la Comunione dei Santi, ossia il mutuo e vicendevole aiuto fra i battezzati, non finisce con la morte fisica, ma continua anche dopo la vita terrena, allora possiamo affermare con assoluta certezza che pregare i Santi non solo è biblicamente fondato, ma è anche un segno del vincolo d’Amore che esiste fra di noi e che ci unisce a Cristo in questa nostra vita e in quella prossima futura.

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