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PRIMO INCONTRO PREGHIERE ITINERANTI

Oggi 4 marzo 2021 inizia il nostro pellegrinaggio dei rosari itineranti alla ricerca delle cappelle votive, chiesette abbandonate e luoghi di culto trascurati dalla nostra fede tiepida verso l’amore di Dio, di suo figlio Gesù e soprattutto di nostra Madre Mjriam.

Entrando nella città di Gradisca per la sua antica Porta, è quasi impossibile non rivolgere una preghiera, un segno di croce o almeno uno sguardo alla Madonna della Porta.

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L’altare è opera dello scultore Giovanni Battista Novelli ed è sovrastato da una pala, raffigurante la Madonna con il Bambino in mezzo a due angeli.

Un angelo sorregge la Porta Nuova mentre l’altro lo stemma della città di Gradisca.

Questa storica cappella è impreziosita da opere in ferro battuto, come la cancellata, i candelabri ed i portafiori.

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Fin dalla fondazione della Fortezza, in questo luogo, il Provveditore Giovanni Emo fece collocare un’icona della Vergine Maria che divenne ben presto chiamata “Madonna della Guardia”.


Nei secoli successivi tale icona venne sostituita dalla venerata immagine della Madonna di Monte Santo, la cui devozione si era estesa in tutto il Goriziano e oltre; questa pala rimase esposta fino alla Grande Guerra.

Le distruzioni non risparmiarono il complesso della Porta Nuova, che venne definitivamente restaurato negli anni ’30.

Nel frattempo cresceva l’attesa per ripristinare l’antico luogo di culto all’entrata della Fortezza e già negli anni ’20 la pittrice Mercedes Andrich Mosetti raffigurò una nuova Madonna di Monte Santo da collocare nella cappella.

Bisognerà aspettare, però, il 1938 per la definitiva sistemazione dell’antico sito e la collocazione dell’altare proveniente dall’antica chiesa di San Valentino a Sdraussina.

La pala d’altare venne rivisitata dal pittore Leopoldo Perco e diventò la “Madonna della Porta” che tutti oggi conoscono.

Tolte le corone alla Madonna e al bambino, al posto di San Gioacchino e del profeta Isaia vennero inseriti due angeli: uno nell’atto di sostenere la porta della Fortezza e l’altro nell’atto di reggere lo stemma della città, e inserendo sullo sfondo il panorama della città con il Carso.

Il 31 maggio 1938 venne celebrata la Prima Messa solenne, durante la quale monsignor Carlo Stacul, parroco decano di Gradisca recitò per la prima volta, inginocchiato ai piedi dell’altare, la preghiera alla Madonna della Porta, composta dal maestro e storico Alfonso Mosetti e rivista dal parroco stesso, che molti gradiscani recitano ancora:

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«Vergine Santissima, potente Mediatrice presso il Tuo Divin Figliuolo Salvatore, prostrati innanzi a Te su questa pietra, storico testimonio dei dolori inferti alla nostra Terra dall’immanissimo Turco, benignamente ascoltaci.

Tu, che durante il lungo assedio di Gradisca fosti Madre Consolatrice degli Avi nostri; Tu, che nell’orror del fuoco e le ripetute pestilenze fosti loro conforto e aiuto, Accogli oggi e per sempre sotto il Tuo manto protettore la nostra Città, eretta dai Dogi di Venezia a baluardo della nostra fede.

Ricostruisci le atterrate mura delle anime nostre a difesa dei nostri nemici spirituali, Affonda le fossa dei nostri cuori per accogliere le grazie del Tuo Divin Figliuolo Salvatore nostro;

Fa che i cittadini che abitano entro e fuori di queste mura diventino sempre più degni della Tua materna protezione, dei Tuoi celesti favori; Non degeneri degli Avi loro, fa che all’amore di Patria uniscano quello della nostra Santa Religione.

Sotto il Tuo validissimo presidio dunque ci rifugiamo, o Santa Madre di Dio.

Quando nelle varie necessità ci rivolgiamo a Te, non disdegnare le nostre preghiere, ma in tutti i pericoli spirituali e temporali siaci sempre pronta liberatrice, o Vergine Gloriosa e Benedetta.

Signora nostra avvocata, col Tuo Figlio ci riconcilia, al Tuo Figlio ci raccomanda, al Tuo Figlio un dì ci rappresenta. Così sia».


Da quel fausto giorno – come racconta il prezioso libretto curato da Angela Vincenzini Novelli – ebbe inizio la bella tradizione di concludere il mese di maggio con la Santa Messa sull’altare della Madonna della Porta,

a cui si aggiunse negli anni l’omaggio cittadino nel giorno dell’Immacolata, in ricordo anche della salvezza della città nel corso del secondo conflitto mondiale, come si legge nell’epigrafe situata nella cappella:

Gradisca 10 febbraio 1945 ore 23.50 Nella notte di dolore la città venne bombardata.

Nessuna vittima.

Cittadini, forestieri concordi tutti proclamarono il miracolo. S.S. Madonna della Porta, Tu nel disastro sei stata la salvezza nostra.

Come la scheggia della bomba che il cristallo infranse ma colpire non osò la Tua sacra immagine.

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Così noi dietro il vano schermo delle nostre case rimanemmo salvi.

Di cuore Ti ringraziamo o Vergine. A ricordo della Tua materna protezione questa memoria Ti dedichiamo”.


Ancora oggi questo luogo è frequentato quotidianamente da tanti gradiscani e non che vengono qui per una preghiera e un omaggio a Maria.

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WELCOME IN 144000RAGGIDILUCEATTIVA‼️

SIAMO RIEMERSI DALLE PIEGHE DEL TEMPO PER PROIETTARTI NEL FUTURO