LA VOCE DI UN PROFETA DEGLI ULTIMI TEMPI

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di Matteo Maria Donati

Monsignor Marcel Lefebvre nacque in Francia, a Tourcoing, il 29 Novembre 1905, in una famiglia della ricca famiglia borghese. Il padre, ricco proprietario di industrie tessili e membro della resistenza francese, fu arrestato dalla Gestapo e internato nel campo di concentramento di Brandeburgo. Marcel ebbe sette fratelli. Nell’Ottobre del 1923 entrò in seminario e nel 1929 venne ordinato sacerdote. Entrato nella Congregazione dei Padri dello Spirito Santo fu mandato in Africa, a Gabon. Fu nominato anche docente di Dogmatica e professsore di Sacra Scrittura al seminario di Libreville. Ne divenne più tardi il direttore.

Nel 1945 don Marcel fu richiamato in Francia per assumere la direzione del seminario dei Padre dello Spirito Santo a Mortain. A soli 42 anni fu consacrato vescovo da papa Pio XII e nominato vicario apostolico del Senegal. Un anno dopo venne nominato vicario apostolico di tutta l’Africa francese e rappresentante della Santa Sede in ben 18 paesi africani. Nel 1955 diverrà il primo arcivescovo metropolita di Dakar. Il numero dei cattolici nell’Africa francese, nel periodo della presenza di Lefebvre, raddoppiò in poco tempo. Furono per questo costruite molte chiese.

Ritornato in Francia come arcivescovo dell’arcidiocesi di Tulle si scontrò con i vescovi francesi e con il nunzio apostolico in Francia, Mons. Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII. I motivi del contrasto furono la ferma opposizione alle innovazioni in campo teologico e liturgico e i rapporti con l’Islam che Lefebvre contrastava con fervente zelo. Nel 1962 fu eletto superiore generale della Congregazione dei Padri dello Spirito Santo ma anche qui si fa sentire molto lo scontro fra tradizionalisti e progressisti, che riusciranno poi a prendere il controllo della congregazione, costringendo il vescovo francese ad uscire dalla stessa.

Parteciperà al Concilio Vaticano II come membro della Commissione preparatorio e Assistente al Soglio Pontificio. Grazie alla Sua comprensione di quello che stava accadendo durante il Concilio prese apertamente posizione contro la riforma liturgica, l’ecumenismo, la collegialità episcopale e la libertà religiosa. Il monsignore vedeva questi elementi come la prova dell’infiltrazione del modernismo e del protestantesimo, entrambe due maschere del vero nemico della cristianità, che era ed è la Massoneria internazionale.

In un suo intervento Mons Marcel aiuta gli interlocutori a comprendere come nelle parrocchie non si insegni più la fede Cattolica ma afferma che si insegna tutt’altro, una dottrina del tutto diversa da quella che i papi prima del Concilio e i padri della Chiesa hanno tramandato.

Sempre nell’intervento Lefebvre si domanda come documenti del calibro della bolla Auctorem Fidei, dell’enciclica Immortale Dei di papa san Pio X, delle bolle Quas Primas e Mortalium animas di papa Pio XI che definiscono i punti cardine della fede Cattolica siano stati dimenticati.

Dietro questo spirito apostata e modernista del Concilio, secondo il vescovo francese, si cela la Massoneria, nel suo tentativo di scalare i gradini più alti dell’istituzione ecclesiastica per influenzarne la dottrina e diffondere, sotto una parvenza di cattolicesimo, le sue dottrine eretiche e gnostiche. “Dove prima c’erano uomini di Chiesa degni di tale nome ora ci sono i massoni” afferma Mons Lefebvre. Una prova di questo fatto è la continua corrispondenza tra Mons Bonini, uno dei responsabili e dei fautori della riforma liturgica, e i capi della Massoneria italiana ed ebraica. La naturalizzazione dell’Incarnazione allo scopo di negare la divinità di Gesù, il principio della libertà religiosa e della molteplicità dei riti non hanno fatto altro, come la storia ci conferma, di creare confusione tra i fedeli, dubbi sulla fede e di alimentare la credenza falsa che la Scrittura sia interpretabile dal singolo.

La Massoneria, già a quel tempo condannata dalla Chiesa (Lefebvre cita la Humanus Genus di papa Leone XIII) stava creando una contro-Chiesa, un’impostura religiosa nata con il protestantesimo e che aveva prodotto anche aberrazioni come il socialismo, il liberismo, il sionismo, il modernismo e l’ecumenismo. I tre principi massonici fondamentali dell’uguaglianza, della fratellanza e della tolleranza si stavano concretizzando nei documenti del Concilio attraverso l’affermazione della collegialità episcopale, dell’ecumenismo e della libertà religiosa.

Marcel Lefebvre fu il primo a condannare pubblicamente le aberrazioni delle tesi conciliariste e per questo fu duramente criticato. La sua visione profetica di quella che sarebbe stata una vera e propria impostura religiosa dimostra la sua visione profetica che altro non è che uno sguardo in anticipo su eventi che poi sarebbero avvenuti. Ne sono un esempio l’incontro annuale di tutti i rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi, gli ormai frequenti incontri ecumenici per l’unità dei cristiani, l’avvicinamento della Chiesa all’Islam e agli ebrei, definiti da Giovanni Paolo II come “fratelli maggiori”, gli stessi che hanno ucciso Cristo, il Figlio di Dio, il Messia che loro erroneamente ancora attendono.

Se gli uomini degli anni ’60 e ’70 non furono così maturi da comprendere Mons Lefebvre, di sicuro risulta ora impossibile non comprendere le sue parole profetiche. Amoris Laetitia e il documento di Abu Dhabi sono la prova concreta della veridicità delle parole del prelato, che predisse tutto questo sviluppo in largo anticipo e con assoluta chiarezza.

Lefebvre ebbe il coraggio di fondare la Fraternità di San Pio X a Ecône, per mantenere viva la tradizione liturgica di San Pio V. Ottenne in breve tempo l’autorizzazione canonica che gli permise di istituire, oltre alla congregazione, anche un seminario. Quando però, qualche anno più tardi, il vescovo della diocesi di Losanna, su pressione del Vaticano, fu costretto ad ordinare la chiusura del seminario, Mons Lefebvre si oppose alla decisione del vescovo, e per questo venne sospeso a divinis da Paolo VI. Nonostante la scomunica comminata da Giovanni paolo II per aver ordinato quattro vescovi, Lefebvre continuò la sua opera, che continua ancora oggi dopo la sua morte, avvenuta nel 1991.

Sulla sua tomba il prelato volle la scritta: Tradidi quod et accepi, ovvero “Vi ho trasmesso semplicemente quello che ho ricevuto”, una frase di San Paolo Apostolo ripresa dal capitolo 15 della prima Lettera ai Corinzi.

Preghiamo Mons Lefebvre che, dal suo posto in cielo, possa intercedere per noi che viviamo in tempi veramente oscuri, in cui dominano la dissolutezza, l’apostasia e ogni sorta di empietà.

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