LA CHICCA CATTO-MODERNISTA DELL’ESTATE

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di Matteo Maria Donati

Cinque giorni fa, sul sito della Nuova Bussola Quotidiana, la giornalista Luisella Scrosati ci rivela che il vescovo di Vicenza, sulle orme di quello di Ferrara, ha diramato le linee guida per la celebrazione domenicale senza sacerdote. Il vescovo di Vicenza ha giustificato tale atto affermando che era necessario stilare una celebrazione che potesse essere in uso nei casi dove fosse mancato il sacerdote, e quindi “per motivi imprevedibili”.

La cosa appare molto strana, se si pensa che la diocesi di Vicenza ha ben 683 preti per un totale di 354 parrocchie. Il rito, continua la giornalista, è già pronto ma, invece di trasudare di pietà liturgica, fa letteralmente pietà. Va notato certamente che si tratta del primo caso in cui la ministerialità liturgica è affidata ai laici.

Purtroppo non è un caso isolato.

Lo scorso 8 Novembre già era stato distribuito, durante l’Assemblea del Clero, il sussidio “Assemblea Domenicale nella impossibilità della Celebrazione Eucaristica”, con l’imprimatur di Mons Beniamino Pizziol. Nel Decreto si legge che il rito non intende sostituire la celebrazione domenicale ma solo far fronte a situazioni improvvise ed eccezionali, situazioni non programmabili in cui è impossibile una diversa soluzione.

A far da spalla al vescovo ci pensa don Pierangelo Ruaro, direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano, che sul settimanale della diocesi di Vicenza “La Voce dei Berici”, in un articolo “Domenica senza Messa? Si può, ecco come”, rivela qualcosa in più, dal momento che scrive che tale scelta ha lo scopo di promuovere e sostenere la ministerialità liturgica. Già una operazione simile, afferma il sacerdote, era stata fatta con i ministri straordinari dell’Eucarestia e con i ministri della consolazione. Nei tempi odierni si prevede l’istituzione tra i laici di guide per la celebrazione. Si avrebbe in tal modo la copertura del calo delle vocazioni, un’ipotesi che già anni fa era stata preannunciata dal Card. Martini, allora arcivescovo della diocesi di Milano.

Viene ad aprirsi così una situazione del tutto inedita, in cui gradualmente scompare la distinzione sacerdote/laico, una realtà che sembrerebbe molto simile a quella dei “fratelli” protestanti e delle chiese evangeliche. Cosa ancora più grave, proposta e appoggiata dagli stessi vescovi e dai sacerdoti, da coloro cioè che hanno ricevuto il Sacro Ordine e che per primi dovrebbero difenderne la natura divina e sacramentale.

Dopo l’eliminazione dagli annuari e dai libri liturgici del titolo di Vicario del Figlio di Dio, da secoli attribuito al Pontefice, ecco qui una nuova chicca della chiesa bergogliana, che sa tanto di protestantesimo e di massoneria. Da aggiungere a tutto questo il cambiamento nella formula di consacrazione del pane e del vino, che non ripropone più le originali parole di Nostro Signore ma ripresenta il tutto con l’aggiunta di altri versetti ripresi da altre parti dei Vangeli, in un gioco burlesco di copia e incolla, come se l’attimo della consacrazione non fosse importante, come se fosse un momento come un altro, non importa quali parole usare.

Si viene palesemente a creare, per i Cattolici che intendono rimanere fedeli alla loro vocazione, un problema di natura dottrinale, liturgico e al tempo stesso sacramentale, in cui il Sacramento, segno visibile della presenza di Cristo e istituito dallo stesso, si avvicina sempre di più ad essere un mero simbolo, un ricordo dell’ultima cena che serve più a mettere l’animo in pace, una sorta di gesto folcloristico che non possiede più, purtroppo, quella sacralità e quell’importanza che gli spetterebbero.

Ci viene così da domandarci: “Quale sarà la prossima novità dell’attuale chiesa catto-modernista?”

Non ci resta che attendere.

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