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LITURGIA DELLA PAROLA Colore liturgico:  Bianco

CORPO E SANGUE DI CRISTO

IX Settimana del Tempo Ordinario

PRIMA LETTURA

Dal libro dell’Èsodo 24, 3-8

ECCO IL SANGUE DELL’ALLEANZA

In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!». Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».

PAROLA DI DIO Rendiamo grazie a Dio

SALMO RESPONSORIALE

Dal Salmo 109

ALZERÒ IL CALICE DELLA SALVEZZA E INVOCHERÒ IL NOME DEL SIGNORE

Che cosa renderò al Signore, per tutti i benefici che mi ha fatto? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli. Io sono tuo servo, figlio della tua schiava: tu hai spezzato le mie catene. A te offrirò un sacrificio di ringraziamento e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore davanti a tutto il suo popolo.

PAROLA DI DIO Rendiamo grazie a Dio

SECONDA LETTURA

Dalla lettera agli Ebrei 9, 11-15

EGLI È MEDIATORE DI UN’ALLEANZA NUOVA

Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente? Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.

PAROLA DI DIO Rendiamo grazie a Dio

VANGELO

Dal Vangelo secondo Marco 14, 12-16. 22-26

PRENDETE, QUESTO È IL MIO CORPO

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

PAROLA DEL SIGNORE Lode a Te, o Cristo.

OMELIA

Tra la prima e la seconda lettura sembra quasi avvenga la stessa cosa, ma in epoche diverse. Nell’Esodo Dio conferma la alleanza con gli israeliti, i quali subito si dichiarano disposti a seguire la legge di Dio e costruiscono un altare dove offrire in sacrificio alcuni animali. Secondo la lettera agli ebrei, è il corpo stesso di Cristo che si presenta come santuario ed è Gesù che offre la sua stessa vita in sacrificio: l’alleanza è confermata dal suo sangue sparso sulla croce. Noi cristiano siamo stati purificati dal peccato e possiamo vivere in fraternità con tutti gli uomini della terra. Quest’alleanza si ripropone nell’Eucaristia. Gesù e i suoi discepoli insieme celebrano la cena di Pasqua. È una cena festosa che non perde le caratteristiche della convivialità. La solennità del Corpus Domini è sempre stata, nella nostra comunità, un momento di testimonianza e di festa “alla luce del sole”. I bambini, vestiti con l’abito della prima comunione, spargono petali per segnare il passaggio di Gesù; la processione si snoda per le strade quasi a voler richiamare a chi è distratto che Gesù c’è ancora e desidera entrare nelle nostre case, nelle nostre famiglie per essere segno di speranza. Ogni domenica noi viviamo questo incontro festoso nelle nostre chiese: via le preoccupazioni e i pensieri della settimana, la comunità prega insieme ed e contenta di incontrarsi, scambiarsi gioie e speranze, creare comunione. Intorno all’altare possiamo godere della sua parola, della sua presenza. insieme condividiamo il pane dell’amore, “corpo del Signore” appunto. Si festeggia la presenza di Gesù vivo, in persona. Molti, fin da piccoli, hanno imparato queste parole nel momento di raccoglimento dopo la comunione: «Signore Dio, mio Dio». Sì, tu sei il nostro Dio d’amore infinito e noi rendiamo onore alla tua vita e alla tua morte. In questo modo il Cristo conferma la sua presenza in mezzo a noi e ci trasmette la sua forza salvifica per una vera vita cristiana. La presenza di Gesù, segnalata in chiesa da un lume rosso acceso vicino al tabernacolo, ci indica che sempre possiamo avvicinarci a lui per chiedere sostegno ma soprattutto ci chiede di dimostrare la sua vicinanza con una testimonianza costante.

MEDITAZIONE

Tale culto è diretto verso Dio Padre per Gesù Cristo nello Spirito Santo. Innanzi tutto verso il Padre che, come afferma il Vangelo di san Giovanni, “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna”. Si rivolge anche nello Spirito Santo a quel Figlio incarnato, nell’economia di salvezza, soprattutto in quel momento di suprema dedizione e di abbandono totale di se stesso, al quale si riferiscono le parole pronunciate nel cenacolo: “Questo è il mio corpo dato per voi”… “Questo è il calice del mio sangue versato per voi…”. L’acclamazione liturgica: “Annunciamo la tua morte, Signore!” ci riporta proprio a quel momento: e col proclamare la sua risurrezione abbracciamo nello stesso atto di venerazione il Cristo risorto e glorificato “alla destra del Padre”, come anche la prospettiva della sua “venuta nella gloria”. Tuttavia è l’annientamento volontario, gradito dal Padre e glorificato con la risurrezione, che, sacramentalmente celebrato insieme con la risurrezione, ci porta all’adorazione di quel Redentore “fattosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. E questa nostra adorazione contiene ancora un’altra particolare caratteristica. Essa è compenetrata dalla grandezza di questa Morte Umana, nella quale il mondo, cioè ciascuno di noi, è stato amato “sino alla fine”. Così essa è anche una risposta che vuol ripagare quell’Amore immolato fino alla morte di Croce: è la nostra “Eucaristia”, cioè il nostro rendergli grazie, il lodarlo per averci redenti con la sua morte e resi partecipi della vita immortale per mezzo della sua risurrezione. Un tale culto, rivolto dunque alla Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, accompagna e permea innanzi tutto la celebrazione della Liturgia eucaristica. Ma esso deve pure riempire i nostri templi anche al di là dell’orario delle sante Messe. Invero, poiché il Mistero eucaristico è stato istituito dall’amore, e ci rende Cristo sacramentalmente presente, esso è degno di azione di grazie e di culto. E questo culto deve distinguersi in ogni nostro incontro col santissimo Sacramento, sia quando visitiamo le nostre chiese, sia quando le sacre Specie sono portate e amministrate agli infermi. L’adorazione di Cristo in questo Sacramento d’amore deve poi trovare la sua espressione in diverse forme di devozione eucaristica: preghiere personali davanti al Santissimo, ore di adorazione, esposizioni brevi, prolungate, annuali, benedizioni eucaristiche, processioni eucaristiche, congressi eucaristici. Un particolare ricordo merita a questo punto la solennità del “Corpo e Sangue di Cristo” come atto di culto pubblico reso a Cristo presente nell’Eucaristia, voluta dal mio predecessore Urbano IV in memoria dell’istituzione di questo grande Mistero. Tutto ciò corrisponde quindi ai principi generali e alle norme particolari già da tempo esistenti, ma nuovamente formulate durante o dopo il Concilio Vaticano II. GIOVANNI PAOLO II

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SIAMO RIEMERSI DALLE PIEGHE DEL TEMPO PER PROIETTARTI NEL FUTURO

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