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LITURGIA DELLA PAROLA Colore liturgico:  Rosso

VI Domenica del Tempo di Quaresima

DOMENICA DELLE PALME

PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Isaia 50,4-7

NON HO SOTTRATTO LA FACCIA AGLI INSULTI E AGLI SPUTI

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.

Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli.

Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;

non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.

Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato,

per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.

PAROLA DI DIO Rendiamo grazie a Dio

SALMO RESPONSORIALE

Dal Salmo 21

DIO MIO, DIO MIO, PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo:

“Si rivoga al Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!”.

Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori;

hanno scavato le mie mani e i miei piedi.

Posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte.

Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea.

Lodate il Signore, voi suoi fedeli, gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe, lo tema tutta la discendenza d’Israele.

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PAROLA DI DIO Rendiamo grazie a Dio

SECONDA LETTURA

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 2,6-11

CRISTO UMILIÒ SE STESSO, PER QUESTO DIO LO ESALTÒ

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.

Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome,

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli,

sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

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PAROLA DI DIO Rendiamo grazie a Dio

VANGELO

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco 14,1- 15,47

LA PASSIONE DEL SIGNORE

Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire.

Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».

Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso.

Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore.

Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo.

Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!».

Ed erano infuriati contro di lei.

Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite?

Ha compiuto un’azione buona verso di me.

I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me.

Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura.

In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù.

Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro.

Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero:

«Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo.

Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”.

Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».

I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici.

Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà».

Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?».

Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto.

Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo:

«Prendete, questo è il mio corpo».

Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.

E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti.

In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto:

“Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”.

Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».

Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!».

Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai».

Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò».

Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego».

Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia.

Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte.

Restate qui e vegliate».

Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora.

E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu».

Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora?

Vegliate e pregate per non entrare in tentazione.

Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole.

Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli.

Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta!

È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori.

Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani.

Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta».

Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò.

Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono.

Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio.

Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni.

Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato.

Si compiano dunque le Scritture!».

Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono.

Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono.

Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi.

Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco.

I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano.

Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi.

Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo udito mentre diceva:

“Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”».

Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde.

Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».

Ma egli taceva e non rispondeva nulla.

Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?».

Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo».

Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?».

Tutti sentenziarono che era reo di morte.

Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa’ il profeta!».

E i servi lo schiaffeggiavano.

Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse:

«Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù».

Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici».

Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò.

E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro».

Ma egli di nuovo negava.

Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo».

Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate».

E subito, per la seconda volta, un gallo cantò.

E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai».

E scoppiò in pianto.

E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato.

Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?».

Ed egli rispose: «Tu lo dici».

I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose.

Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!».

Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.

A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta.

Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio.

La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere.

Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?».

Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia.

Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba.

Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?».

Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!».

Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?».

Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!».

Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa.

Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo.

Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!».

E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui.

Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo.

Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso.

Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.

La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei».

Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo:

«Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!».

Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso!

Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!».

E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio.

Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!».

Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere».

Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo.

Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses,

e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio,

che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù.

Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo.

Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe.

Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia.

Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro.

Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

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PAROLA DEL SIGNORE Lode a Te, o Cristo.

OMELIA

Il racconto della passione domina la liturgia della parola.

Il lettore che segue Gesù nel racconto, nel contesto della celebrazione liturgica, è condotto a percorrere lo stesso itinerario dalla morte alla vita, dalla passione alla gloria.

I due aspetti insieme della morte e della vita, della passione e della gloria, formano la pasqua di Gesù, ma formano anche la nostra pasqua, la pasqua di tutti noi credenti.

Istintivamente saremo presi dalla voglia di scavalcare la sofferenza e la morte…

Da Gesù apprendiamo però che la notte della sofferenza si combina sul pentagramma della passione modulando la sinfonia dell’amore, perché il senso della vita è quello di spenderla per gli altri.

Egli garantisce che il bene annienta il male e che la vita vince la morte.

Non è dunque un caso che “pasqua fiorita” sia uno dei tanti nomi che qualificano la festa odierna.

Non c’è che un amico per tutti, Cristo.

Tutti noi abbiamo bisogno di questo amico che non tradisce, che capisce il dolore dell’uomo e dà una speranza perfino alla morte.

Guardando a Cristo, noi cristiani non abbiamo creato il culto della personalità: di lui, non abbiamo fatto un mito.

Non ci inchiniamo davanti a un uomo, ma davanti al Figlio di Dio che ha preso carne nel cuore della Vergine Maria.

Niente e nessuno, neanche l’indegnità dei cristiani, potrà cancellare la presenza di Cristo: poiché egli è entrato nel cuore dell’umanità senza chiedere nulla, neanche un atto di amore.

MEDITAZIONE

Come pecora che contempla il proprio agnello trascinato al macello, Maria seguiva, consumata dal dolore, insieme alle altre donne, gridando così:

“Dove vai, figlio mio? Per quale ragione fai questa rapida corsa? Vi sono altre nozze a Cana, è forse là che tu ti affretti per far loro del vino con l’acqua?

Posso accompagnarti, figlio mio, o è meglio che ti aspetti?

Concedimi una parola, Verbo, non passarmi davanti in silenzio, tu che mi hai conservata pura, tu che sei mio figlio e mio Dio!

Non mi aspettavo, figlio mio, di vederti in questo stato, e non avrei mai creduto che gli empi sarebbero giunti a tale furore, che avrebbero alzato le mani su di te ingiustamente.

Poiché i loro piccoli ti gridano ancora: ‘‘Tu sei benedetto”, il cammino ingombro di palme dichiara il tuo onore davanti a tutte le acclamazioni di questi criminali.

E per quale ragione oggi si è compiuto il peggio? Voglio sapere, ahimé! Perché la mia luce si spegne, perché si mette in croce mio figlio e il mio Dio.

Tu cammini, figlio mio, verso una morte ingiusta e nessuno condivide la tua sofferenza.

Pietro non ti accompagna, lui che ti diceva: ‘‘Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò”.

Ti ha abbandonato Tommaso che esclamava: ‘‘Andiamo anche noi a morire con lui” (Gv 11,16).

Ed anche gli altri, gli intimi, i figli che dovevano giudicare le dodici tribù: dove sono in questo momento?

Di tutti loro nemmeno uno; ma solo tu muori per tutti, figlio mio, da solo.

È il prezzo per aver salvato tutti gli uomini, per aver servito tutti gli uomini, figlio mio e mio Dio”.

WELCOME IN 144000RAGGIDILUCEATTIVA‼️

SIAMO RIEMERSI DALLE PIEGHE DEL TEMPO PER PROIETTARTI NEL FUTURO