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LITURGIA DELLA PAROLA Colore liturgico:  Rosso

VENERDÌ SANTO

PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Isaia 52,13- 53,12

EGLI È STATO TRAFITTO PER LE NOSTRE COLPE

Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.

Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,

così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito.

Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?

A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?

È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida.

Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere.

Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia;

era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori;

e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.

Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità.

Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada;

il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.

Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca;

era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca.

Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità?

Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.

Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca.

Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.

Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.

Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza;

il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità.

Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi,

mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli.

PAROLA DI DIO Rendiamo grazie a Dio

SALMO RESPONSORIALE

Dal Salmo 30

PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO

In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso; difendimi per la tua giustizia.

Alle tue mani affido il mio spirito; tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.

Sono il rifiuto dei miei nemici e persino dei miei vicini, il terrore dei miei conoscenti; chi mi vede per strada mi sfugge.

Sono come un morto, lontano dal cuore; sono come un coccio da gettare.

Ma io confido in te, Signore; dico: «Tu sei il mio Dio, i miei giorni sono nelle tue mani».

Liberami dalla mano dei miei nemici e dai miei persecutori.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto, salvami per la tua misericordia.

Siate forti, rendete saldo il vostro cuore, voi tutti che sperate nel Signore.

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PAROLA DI DIO Rendiamo grazie a Dio

SECONDA LETTURA

Dalla lettera agli Ebrei 4,14-16; 5,7-9

CRISTO IMPARÒ L’OBBEDIENZA E DIVENNE CAUSA DI SALVEZZA PER TUTTI COLORO CHE GLI OBBEDISCONO

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede.

Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.

Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.

[Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.

Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

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PAROLA DI DIO Rendiamo grazie a Dio

VANGELO

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni Gv 18,1- 19,42

PASSIONE DEL SIGNORE

In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli.

Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli.

Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi.

Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?».

Gli risposero: «Gesù, il Nazareno».

Disse loro Gesù: «Sono io!».

Vi era con loro anche Giuda, il traditore.

Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra.

Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?».

Risposero: «Gesù, il Nazareno».

Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io!

Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano»,

perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato».

Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro.

Quel servo si chiamava Malco.

Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna:

egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno.

Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo.

Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote.

Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta.

Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro.

E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?».

Egli rispose: «Non lo sono».

Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento.

Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente;

ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto.

Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».

Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo:

«Così rispondi al sommo sacerdote?».

Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male.

Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».

Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi.

Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?».

Egli lo negò e disse: «Non lo sono».

Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».

Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio.

Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua.

Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?».

Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato».

Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!».

Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno».

Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?».

Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».

Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».

Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?».

Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re.

Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità.

Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna.

Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?».

Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!».

Barabba era un brigante.

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.

E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora.

Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!».

E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna».

Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora.

E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!».

Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa».

Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura.

Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?».

Ma Gesù non gli diede risposta.

Gli disse allora Pilato: «Non mi parli?

Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».

Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto.

Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà.

Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare!

Chiunque si fa re si mette contro Cesare».

Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.

Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno.

Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!».

Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!».

Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?».

Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare».

Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo.

Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».

Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco.

I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”».

Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica.

Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo.

Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca».

Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte».

E i soldati fecero così.

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.

Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!».

Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!».

E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete».

Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.

Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!».

E, chinato il capo, consegnò lo spirito. (Qui ci si genuflette e si fa una breve pausa)

Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato

– era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.

Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui.

Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.

Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso».

E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù.

Pilato lo concesse.

Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.

Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe.

Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura.

Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto.

Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

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PAROLA DEL SIGNORE Lode a Te, o Cristo.

OMELIA

La più grande lezione che Gesù ci dà nella passione, consiste nell’insegnarci che ci possono essere sofferenze, vissute nell’amore, che glorificano il Padre.

Spesso, è la “tentazione” di fronte alla sofferenza che ci impedisce di fare progressi nella nostra vita cristiana.

Tendiamo infatti a credere che la sofferenza è sempre da evitare, che non può esserci una sofferenza “santa”.

Questo perché non abbiamo ancora sufficientemente fatto prova dell’amore infinito di Dio, perché lo Spirito Santo non ci ha ancora fatto entrare nel cuore di Gesù.

Non possiamo immaginarci, senza lo Spirito Santo, come possa esistere un amore più forte della morte, non un amore che impedisca la morte,

ma un amore in grado di santificare la morte, di pervaderla, di fare in modo che esista una morte “santa”: la morte di Gesù e tutte le morti che sono unite alla sua.

Gesù può, a volte, farci conoscere le sofferenze della sua agonia per farci capire che dobbiamo accettarle, non fuggirle.

Egli ci chiede di avere il coraggio di rimanere con lui: finché non avremo questo coraggio, non potremo trovare la pace del suo amore.

Nel cuore di Gesù c’è un’unione perfetta fra amore e sofferenza:

l’hanno capito i santi che hanno provato gioia nella sofferenza che li avvicinava a Gesù.

Chiediamo umilmente a Gesù di concederci di essere pronti, quando egli lo vorrà, a condividere le sue sofferenze.

Non cerchiamo di immaginarle prima, ma, se non ci sentiamo pronti a viverle ora, preghiamo per coloro ai quali Gesù chiede di viverle, coloro che continuano la missione di Maria:

sono più deboli e hanno soprattutto bisogno di essere sostenuti.

VIA CRUCIS

Prima stazione: Gesù è condannato a morte

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IL PADRE: O mio popolo, o figlio mio, tu percuoti le labbra che cercavano la tua anima e vuoi uccidere la Vita e mettere a morte l’Amore.

Tu istituisci un tribunale per giudicare la Giustizia, oscuri la Luce e percuoti con le verghe la sola carne veramente casta del Figlio dell’uomo, e leghi le mani del Creatore come se temessi il suo abbraccio.

L’ANIMA: Sono diventato un figlio delle tenebre colpendo le palpebre del Sole nascente venuto a visitarci.

Ho condannato il mio Salvatore e ho lasciato inaridire la fonte della mia vita.

Pietà, Signore, perdona nella tua grande misericordia l’umanità che cerca di sbarazzarsi del suo solo mezzo di salvezza.

Liberaci attraverso il sangue di colui che abbiamo messo in catene.

GESÙ: Tu sia benedetto, Padre, per la potenza del tuo amore che mi ha restituito il giudizio e mi ha permesso di prendere su di me la condanna che pesava sul genere umano.

Ti benedico per la gloriosa libertà dei tuoi figli, acquisita attraverso la vittoria riportata sulle potenze delle tenebre.

Seconda stazione: Gesù è caricato della croce

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IL PADRE: Figlio mio, mio Unico, mio Prediletto, al quale tengo infinitamente più di quanto non potesse tenere Abramo ad Isacco,

ecco che giunge a me la domanda del figlio che portava sulle spalle il legno del suo olocausto: “Dov’è l’agnello del sacrificio?”.

Figlio mio, mio Amore, tu sei la risposta che lo spirito suggerì ad Abramo: “Dio provvederà”.

Tu sei la fine di ogni fatalità e di ogni maledizione.

L’ANIMA: Ho tagliato, nella mia follia di figlio rabbioso e infelice, l’albero che Dio aveva piantato al centro del giardino.

L’albero della vita io l’ho maledetto, ed eccolo ora come strumento di morte sulle spalle di colui le cui membra porteranno i frutti della vita e faranno di questo luogo di tormenti un nuovo Eden.

GESÙ: Ho tolto la trave che era nel tuo occhio, e lo splendore di ciò che tu ora percepisci ti rende cieco.

Sii paziente in questa prova, caricati della mia croce, essa ti condurrà;

tu vedrai che l’amore alleggerisce il giogo di chiunque si affidi alla mia scuola, vedrai come è dolce il fardello di colui che porta gli altri, di colui che porta i poveri.

E perciò egli porta Dio, porta il mondo.

Terza stazione: Gesù cade per la prima volta

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IL PADRE: Spargerò la mia sapienza come un vento impetuoso e folle per confondere la sapienza dei saggi, e spargerò una debolezza nuova e santa che confonderà la forza dei potenti.

Ecco la mia saggezza, ecco la follia dell’amore che bacia la polvere dalla quale ho creato gli uomini.

Ecco la mia debolezza, e la potenza della mia umiltà: voi non avete voluto tornare a me e il vostro Dio si è convertito alla vostra natura umana, ma ormai è nella polvere che noi abbiamo appuntamento.

L’ANIMA: Non posso sopportare di vederti cadere come un idolo di pietra.

Mi sembra di osservare la mia propria caduta, e non posso sopportarlo.

Le tue mani sono legate alla trave e tu cadi senza poter proteggere il Santo Volto.

Insegnami il vero abbandono, insegnami a non cercare di attutire le mie cadute con l’autogiustificazione.

Insegnami a prendere su di me la violenza dell’umiliazione, perché crescano in me la dolcezza e l’umiltà.

MARIA: È caduto mio Figlio, è caduto il mio piccolo Bambino, è caduto come quando gli insegnavo a camminare nella polvere delle vie di Nazaret.

E oggi una nuova umanità fa i suoi primi passi e cade, e sa subito rialzarsi poiché non conta più sulla sua forza ma su quella di Dio.

Essa tace e benedice silenziosamente i suoi carnefici, poiché non è più essa che vive, è mio Figlio che vive in essa come ha vissuto in me.

Quarta stazione: Gesù incontra sua Madre

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IL PADRE: Mio popolo, la tua miseria mi sconvolge più dei tuoi peccati, è arrivato a me il grido che non posso contenere:

“Consolate, consolate il mio popolo”.

E ciò che nessun profeta ha potuto fare, lo fa una giovinetta.

Tra le figlie di Eva, ella ha trovato grazia ai miei occhi; ecco la Sposa del Consolatore.

E, attraverso di lei, io consolo mio Figlio che porta l’afflizione del mondo.

L’ANIMA: Maria, che fa tuo Figlio?

Perché cammina verso la morte? Resti con noi, poiché si è levata una nube e le tenebre presto oscureranno la terra.

Donna, chi sei tu perché egli ti guardi così, che cosa c’è tra te e lui?

È il tuo sguardo di dolore e di forza, di gioia segreta e di agonia misteriosa e le vostre anime che si toccano e si appoggiano l’una all’altra,

e si riposano e comunicano alle radici della sofferenza!

È mai esistita una tale intima unione tra l’uomo e la donna?

GESÙ: O Madre, tu sei venuta, attratta dalla mia umanità divina come lo era Davide dall’arca dell’Alleanza.

Tu mi cercavi nella città come la fidanzata tra le guardie.

Tu mi hai trovato, amata dalla mia anima, e il tuo sguardo trafigge il mio cuore con la sicurezza della lancia del soldato, e io so che nel vedermi il tuo cuore è già trafitto, e si unisce perfettamente al mio.

Quinta stazione: Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la sua croce

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IL PADRE: Miei piccoli figli, miei poveri figli, volevo sinceramente che voi viveste nel mio amore e nella condivisione della mia gioia,

ed ecco salire grida di dolore, gemiti di sorde sofferenze, e l’amarezza del vivere si mischia anche ai vostri piaceri.

Essa trasmette la vostra guarigione; fatela vostra, prendete la croce, se amate la vita.

L’ANIMA: Tu mi inviti a portare la tua croce quando io so appena portare il peso dei miei giorni e delle mie pene;

soffro come uomo, come potrei portare la sofferenza di Dio?

Ma tu mi dici che il tuo fardello non mi schiaccerà, che aprirà il mio cuore e che, se avrò diviso la croce di un altro, la mia tristezza si tramuterà in gioia e questa gioia nessuno potrà togliermela.

GESÙ: Il mio corpo è il tuo corpo.

Il mio corpo è immenso e tutte le croci non sono che una sola croce, e tutte le sofferenze ne formano una sola e si posano sulle mie spalle, e pesano sul mio cuore.

Ma il mio corpo è anche il tuo corpo, e il mio cuore è anche il tuo cuore.

Io ti do la forza e ti associo come l’amico più prezioso alla redenzione del mondo.

Sesta stazione: Veronica asciuga il volto di Gesù

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IL PADRE: O mia immagine infranta!

Chi ha visto il Figlio ha visto il Padre.

Ed ecco che si manifestano i tratti del grande dolore dell’amore messo alla porta e il tormento della misericordia.

Figlio mio, io amo te e il tuo viso, ti amo sfigurato dalla lebbra del peccato, ti amo come una madre coccola il suo figlio malato, il suo piccolo deforme; egli è unico perché è il suo.

VERONICA: Ricevi il bacio di questo panno, o viso dell’amore, più bello tra i figli degli uomini.

Il nuovo Adamo sta per nascere, lo vedo in questo miscuglio di acqua, sangue e fango.

Più che su questo panno, posati come un sigillo sul mio cuore, imprimi per sempre la tua immagine nella carne del cuore dell’uomo.

GESÙ: Ama ogni uomo che porti questo viso.

Ama al di sopra di ogni cosa colui che è stato percosso senza motivo, o con ragione, ama colui che ha ricevuto gli sputi del disprezzo e dell’anatema.

Ama la diversità ogni volta che la incontri, sappi che essa porta la mia immagine.

Segui l’insegnamento di questa donna che, trasportata dal suo amore, si è precipitata verso di me come Francesco verso i lebbrosi.

Settima stazione: Gesù cade per la seconda volta

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IL PADRE: “Ecco deserta la città celebre, la città gioiosa!

Anche i suoi giovani cadranno ai loro posti…”.

Eppure l’avevo promesso: “Il suo piede non si scontrerà con la pietra”.

Ma io amo le pietre di questo cammino di dolore, ognuna di esse potrà diventare un figlio dell’alleanza se io non trattengo mio Figlio che si dona all’umanità che è caduta e rimane a terra.

Non è forse venuto per la caduta e per il risollevarsi di una moltitudine?

L’ANIMA: Mio Dio, non ho né il coraggio né il desiderio di rialzarmi.

E un sottile orgoglio mi dice: a cosa serve mantenersi in piedi e tendere al cielo quando sei fatto per la terra che ti attira?

Oh, la vanità dei miei giorni che volevano innalzarsi fino a te e che ritornano inesorabilmente verso la notte originale!

Vorrei che tu mi lasciassi alla mia miseria ma mi affascina la tua forza nella prova della via della croce.

GESÙ: Risollevo Adamo dalla sua caduta ripetuta infinitamente, e questa forza che si rinnova nelle mie braccia te la prometto e te la darò ogniqualvolta ti avvicinerai al sacramento della riconciliazione.

Se tu ti spogli, verrò a cercarti come ho cercato Adamo che, nella sua vergogna, si nascondeva a Dio.

L’Amore non sa null’altro che amare e l’Amore copre una moltitudine di peccati.

Ottava stazione: Gesù incontra le donne di Gerusalemme

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IL PADRE: O mistero della donna che rallegra la creazione, o figlie di Sion venute a consolare il cuore di Dio!

Maria, Veronica, e voi figlie di Gerusalemme, figlie della città che uccide i profeti.

In mezzo a voi è colei il cui cuore sarà trafitto, l’onore della vostra razza.

Silenziosa, ella camminerà tra di voi nelle fiamme della sinagoga incendiata dagli pseudo soldati di Cristo, ella camminerà fra voi nelle fiamme di tutte le Auschwitz scaturite dall’odio degli uomini verso Dio, fino a quanto tutto Israele sarà salvato.

L’ANIMA: Dov’ero, Signore, nell’ora della tua angoscia? Cos’ho detto per consolarti?

Quale mano rassicurante ti ho teso?

Solamente le donne si avvicinano a te; dove sono i discepoli di cui faccio parte?

Eppure l’amore perfetto annienta la paura, e io ho una tale vergogna della mia mancanza d’amore e di questa terribile cecità!

Uniscimi ulteriormente alla tua passione affinché io ti ami di una passione così forte da dimenticare i miei tormenti.

GESÙ: Quanto siete benedette tra le donne, voi che capite che la rovina di Gerusalemme è vicina, poiché è il Tempio che sta per essere abbattuto.

Dimenticate la mia sofferenza, che essa non sia per voi che un incoraggiamento a soffrire i dolori di una genesi terribile e nuova.

Siate benedette per la vostra misericordia; vi sarà fatta misericordia nella stessa misura nel giorno della disgrazia.

Siano benedetti coloro che dimenticano le proprie pene per consolare gli altri.

Nona stazione: Gesù cade per la terza volta

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IL PADRE: Ho mandato mio figlio pensando che l’avrebbero risparmiato, ma ecco che essi uccidono il mio Amore, se ne burlano e lo beffeggiano. Il suo viso non ha più un aspetto umano.

Questo viso essi lo cercheranno dappertutto, ma hanno infranto lo specchio e ucciso le loro anime.

Nonostante questo, essi sono sempre miei figli; se essi conoscessero il mio dolore, capirebbero fino a che punto sono amati.

Cesserebbero di sfigurare il Volto dell’Amore.

L’ANIMA: Ho commesso l’irreparabile e soffocato in me la voce ancora capace di chiamare Dio.

Non so più chi sia.

Abramo non può ottenere la grazia per Sodoma e il fuoco del cielo consuma il vizio, il suicidio e l’assassinio, la vertigine dei drogati e degli alcolisti. Non vi è più speranza.

GESÙ: Io sono il giusto, il solo a giustificare tutte le Sodoma della terra.

È per te, è per loro che io cado più in basso della più profonda decadenza umana, perché è Dio che cade e attraverso la sua caduta viene a cercare e a salvare coloro che erano perduti.

E il fuoco che era destinato a te mi divora in un battesimo d’amore, la mia lingua è incollata al mio palato e il grido che sale in me giustifica il mondo: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

Decima stazione: Gesù è spogliato dei suoi vestiti

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IL PADRE: Ecco che i fratelli omicidi hanno preso il mantello di Giuseppe prima di far scendere nelle tenebre colui che li libererà dalle tenebre d’Egitto.

Essi non sanno quello che fanno, essi accelerano l’ora del trionfo di colui che perseguitano.

Il mantello del nuovo Elia sconfiggerà le acque della morte.

Coloro che hanno spogliato Cristo, io li rivestirò di Cristo per la Pasqua eterna, ed essi appariranno davanti a me vestiti di lui come d’un vestito nuziale.

L’ANIMA: Il Padre si è fatto mediatore d’amore.

Egli non possedeva che una sola pecora e, come mio padre Davide, gliel’ho rubata, gli ho preso il suo solo abito.

Attraverso la tua nudità, o Cristo, voglio ormai rivestire coloro che sono nudi nel mondo.

Colmare di tenerezza i maltrattati, colmare di giustizia e di misericordia coloro che sono stati privati del pane e della dignità,

colmare del tuo Santo Spirito coloro che hanno fame e sete di conoscerti.

Non vivrò abbastanza per riparare alla vergogna della tua nudità.

GESÙ: Non viene soltanto strappato il velo del Tempio, viene denudato Dio.

Il cuore che ha tanto amato gli uomini si scopre, pronto a ricevere il colpo di lancia.

Vi restituisco il mantello che copriva la mia carne per restituire a mio Padre il vestito della mia carne e dirgli: “Non ho altro abito che il sudore del sangue dell’angoscia dei tuoi figli, che il fango della loro miseria.

Ora, Padre, rivestimi della tu.

Undicesima stazione: Gesù è messo in croce

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IL PADRE: Sono io che vi ho creato e voi mi inchiodate le mani perché non benedica più, perché cessi l’opera delle mie mani.

Trafitte, esse diventano sorgenti di vita abbondante e gli angeli si chinano su questo mistero grande e bello.

Voi legate l’Amore e, attraverso questi legami, l’Amore vi legherà a me in modo indissolubile.

Per una sfida suicida, volete estinguere l’Amore per mezzo di tutte queste torture, ma alla fine dell’Amore vi è ancora l’Amore del mio figlio prediletto.

L’ANIMA: Gesù, fa’ di me l’amante della tua croce.

Concedimi di desiderare l’attraversamento di ogni opacità perché sia identificato in te, fa’ passare attraverso le mie ferite la luce della gloria che hai acquisito.

Soffrire con te non è più soffrire, e la sofferenza della croce apre una fonte inesauribile di gioia.

La prova di colui che è inchiodato con te, prigioniero dell’Amore, apre l’immenso campo della libertà spirituale.

GESÙ: Padre, tu non hai voluto sacrificio né olocausto, è la misericordia che volevi;

essa aveva disertato il frutto delle tue mani, ma tu mi hai dato un corpo e io ti dico: Eccomi qui per fare la tua volontà.

È arrivata l’ora della grande messa per il mondo ed eccomi, ostia elevata sopra la terra.

Che io ami i chiodi, che io ami la croce e l’acqua con l’aceto, e tutti gli elementi di questa liturgia che salva il mondo!

Dodicesima stazione: Gesù muore sulla croce

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IL PADRE: Il grande grido dell’Amore è giunto fino a me.

Risuonerà eternamente; nulla ormai lo farà tacere.

Si alzerà in ogni istante, ad ogni eucaristia, ad ogni atto di carità, ad ogni sacrificio di santi che sono altri “Cristo”, della folla immensa dei fratelli dei quali mio Figlio è il primogenito.

Mai più sarà proclamata la vittoria della morte e della distruzione.

Il grido che sale fino a me copre le grida di odio e le grida blasfeme.

L’ANIMA: O mio re, piego le ginocchia davanti alla tua sovranità.

O mio unico amore, vorrei rispondere alle tue sette parole d’amore ma nessuna parola può fare eco all’infinito.

Ho preso con me tua madre e il mio cuore si è aperto ancora di più, la mia casa è grande come il cielo che risuona del canto della lode dei cori angelici.

O mia attesa superata, come ti restituirò tutto il bene che mi hai fatto?

GESÙ: La Vita non muore.

Il grappolo è spremuto, non è più frutto ma vino novello.

Ed è in questo nuovo inebriamento, fatto di dolore e di amore, che io mi addormento sul petto del Padre, poiché tutto è compiuto.

Ora sappi che nulla potrà fermarti nel tuo cammino verso il regno.

Regola i tuoi passi su quelli di colui che ha camminato sul mare e domato gli elementi scatenati.

Dov’è l’odio degli uomini nell’ora della mia morte?

L’amore ha avuto l’ultima parola.

Tredicesima stazione: Gesù è deposto dalla croce

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IL PADRE: Si compie l’elevazione mediante la quale l’Agnello, al quale ritorna la beatitudine: “Beati i miti”, prende possesso della terra e la strappa alla forza del nemico.

Tenevo il corpo di Adamo tra le mie braccia divine, che egli non avrebbe mai dovuto abbandonare, come non si sarebbe mai dovuto interrompere il bacio attraverso il quale gli donavo il soffio vitale.

Golgota, dove si è appena giocata la felicità dell’umanità, luogo del cranio, luogo dove ho visto morire Adamo.

Se l’uomo avesse conosciuto il grande dolore che provavo vedendo morire il primo uomo, il mio grande dolore nel vedere il figlio dell’Eterno scendere nel regno dei morti!

E il dolore nel vedere la terribile agonia di mio Figlio, l’agonia della mia anima che mette fine ad ogni disperazione!

La morte è morta, l’Amore è vita e seme di vita.

MARIA: Mio Dio, abbandonato nelle mie braccia, Figlio mio, mio Amore e mio Dio.

Mio Signore, totalmente abbandonato, come nel giorno di Natale il Figlio nelle mie braccia.

E in questo silenzio dopo le tenebre un altro patto si compie, nel quale non è più il mio ventre ad aprirsi ma il mio cuore.

E nel dolore di questa rivelazione, io avverto il Corpo di mio Figlio, la Chiesa, più grande del mondo.

O Figlio mio, il cielo e la terra sono pieni dell’eco della tua morte e del tuo amore.

Quattordicesima stazione: Gesù è portato al sepolcro

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IL PADRE: Si è fatto silenzio, il silenzio della pienezza che precedeva l’istante della creazione, l’esplosione luminosa, l’estasi dell’Amore che partorì l’uomo e la bellezza del mondo e di tutto ciò che esso contiene. In silenzio il mio Verbo scende nel regno dei morti.

La luce della Vita apre gli occhi di coloro che brancolavano nella valle dell’ombra.

In silenzio egli ritorna, tenendo Adamo ed Eva per mano.

Non li lascerà mai più; insieme essi ritorneranno perché esploda il grande Alleluia di Pasqua.

MARIA: Il Padre ha riempito il mio cuore del balsamo della saggezza e io veglio come la sola Vergine saggia di un mondo divenuto folle.

E tutta la speranza del mondo e tutta la sua fede ardono nel mio cuore.

E il soffio dello Spirito mi colma e dice: “No, tuo Figlio non è morto, dorme.

E nel silenzio di questo grande sabato del mondo io offro tutte le sofferenze, tutte le umiliazioni e tutta la miseria degli uomini”.

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SIAMO RIEMERSI DALLE PIEGHE DEL TEMPO PER PROIETTARTI NEL FUTURO