L’ASCESA DEL CAVALIERE TRA P2, MAFIA E RICICLAGGIO DI DENARO

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Schermata-2020-06-30-alle-09.56.40.png

di Matteo Maria Donati

Secondo un’inchiesta giornalistica di Giorgia Pietropaoli, Giovanna Scibona, Giulia Migneco e Marco Bova la Banca Rasini era un crocevia di interessi illeciti, al centro di un meccanismo segreto che permetteva il riciclaggio di denaro per conto di uomini della P2, della Mafia e di privati che avevano interesse a far in modo che le loro operazioni non venissero tracciate.

L’inchiesta giornalistica, fatta di molte interviste, si propone di studiare l’ascesa dell’imprenditore Silvio Berlusconi, uomo politico noto per essere stato per diverse volte il Presidente del Consiglio italiano e presidente di Forza Italia, il più votato partito italiano per oltre un ventennio.

La cosa che si nota subito all’inizio dell’inchiesta è che alla direzione della Banca Rasini, almeno fino al ’69, c’era Luigi Berlusconi, padre del Cavaliere. Per essere correntisti alla Rasini bisognava essere raccomandati da altri correntisti, ma al figlio del Direttore chiaramente non serviva una raccomandazione.

La banca, afferma il presidente del Grande Oriente Democratico Gioele Magaldi, era un crocevia di interessi molto radicati nel peggiore network massonico. Ciò è confermato anche da un’intervista di Michele Sindona.

Quando Berlusconi iniziò la sua carriera di imprenditore come costruttore, chiese in prestito soldi alla Rasini. Dal momento che si poteva operare senza tracciabilità di denaro, al momento nessuno sapeva da dove venivano quei soldi. Molte erano le fiduciarie che prestavano denaro alla banca e molte di esse risultavano nel Lichtenstein o in Svizzera, ed erano anche azioniste della stessa banca.

Molte di queste fiduciarie avevano a che fare con uomini molto vicini a Roberto Calvi, Direttore del Banco Ambrosiano, a Michele Sindona o al card. Paul Marcinkus, allora presidente dello IOR. Ciò dimostra la stretta connessione tra Calvi, Sindona, Vaticano e la Banca Rasini.

Chi aveva acquisito grosse partecipazioni nella banca era la famiglia siciliana Azzaretto. Soprattutto Giuseppe era membro di spicco della DC, dei Cavalieri di Malta e dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Ma tra i soci non c’erano solo i Conti Rasini e gli Azzaretto ma anche diverse società estere tra cui la Wootz, la Brittener e la Manlands, tutte aventi sede legale nel Lichtenstein.

Nella famosa indagine denominata Mato Grosso, un faccendiere spagnolo, Juan Ripol, fece il nome di Silvio Berlusconi, affermando che il signor Berlusconi lo metteva nelle condizioni di riciclare circa 300 milioni di soldi sporchi all’anno. Il faccendiere spiegò agli investigatori che negli anni ’70 si esportavano capitali attraverso il metodo back to back: i soldi che si voleva esportare passavano alla IOR, e facendo questa operazione si faceva risultare come prestito di denaro. Dallo IOR i soldi passavano al Banco Ambrosiano, da questo i soldi passavano alla Banca Rasini per poi passare a società off-shore appositamente create per il riciclaggio.

Chiaramente avveniva anche il percorso inverso per far rientrare soldi in Italia. Dal momento che lo spostamento di ingenti somme di denaro veniva fatto figurare come “prestito”, nessuno aveva mai indagato questo meccanismo che figurava come una comune operazione.

Queste società erano le stesse che fecero arrivare soldi a Berlusconi e che la Banca Rasini fece figurare come un semplice prestito. La Cofigen fu una società chiave nel finanziare il Cavaliere, il quale inoltre poté godere di diverse finanziarie svizzere. Queste finanziarie erano all’interno di un circuito in cui convergevano interessi massonici, interessi di Cosa Nostra e interessi Vaticani.

Molti nomi sono emersi grazie a scandali finanziari come quello del crack del Banco Ambrosiano. Alcuni dei soldi riciclati in questi circuiti servirono per finanziare colpi di stato e per gestire il traffico illegale di armi. L’inchiesta sul traffico d’armi condotta dal magistrato di Trento Carlo Palermo fa emergere un legame chiaro tra i servizi segreti, il traffico d’armi illegale, la criminalità organizzata e la corruzione politica. Il nome di Licio Gelli, Venerabile Gran Maestro della P2 e proprietario di una fabbrica di materassi, è legato a stragi e vari colpi di stato. Non si conosce poi il responsabile dell’omicidio del direttore del Banco Ambrosiano Roberto Calvi, trovato morto a Londra sotto il Ponte dei Frati Neri. L’unica cosa che sappiamo è che fu accusato dell’omicidio un certo Flavio Carboni. Anche Michele Sindona morì ma in carcere, dopo aver bevuto un caffè al cianuro.

Dietro il riciclaggio di denaro sporco e dietro le banche e le società implicate nel circuito e che rappresentavano la facciata del sistema, c’erano la Gladio, l’Anello e la P2.

La GLADIO era comandata da Cossiga ed era un’organizzazione paramilitare dell’ONU, nata nel 1945 per scongiurare l’espansione sovietica in Italia.

L’ANELLO fondato nel ’44 in funzione anticomunista, fu un servizio segreto clandestino alle stesse autorità italiane, anche legato ai servizi segreti ufficiali. Ne faceva parte Giulio Andreotti.

La PROPAGANDA MASSONICA 2 (meglio conosciuta come P2) era una loggia coperta del Grande Oriente d’Italia e poi diventata obbedienza massonica indipendente, avente il principale obbiettivo di riportare ritocchi alla Costituzione e di riformare la società.

Licio Gelli era l’anello di collegamento tra tutte queste realtà, per questo era uomo temuto e partecipava ad ogni insediamento del Presidente degli Stati Uniti d’America.

L’On. Tina Anselmi affermò che la P2 era presente nei servizi segreti così come nei servizi d’informazione. La P2 suggeriva addirittura i nomi di quelli che poi sarebbero stati al comando dei Servizi Segreti, dell’Esercito e dell’Arma dei Carabinieri. La P2 governava il Paese tramite un graduale e silenzioso colpo di Stato.

Chiarito il meccanismo che riciclava denaro ed esportava capitali, e i nomi collegati a tutta questa vicenda, l’indagine giornalistica conclude che l’uomo che poté più di tutti beneficiare da questo meccanismo illegale fu proprio Silvio Berlusconi, che poté intessere rapporti fondamentali alla costruzione del suo impero economico grazie alla sua iscrizione alla P2, alla sua amicizia con personaggi appartenenti a Cosa Nostra e alle Finanze Vaticane. Vito Ciancimino, uomo legato a Cosa Nostra, finanziò il progetto di Milano 2, il boss Vittorio Mangano, su consiglio dell’amico Marcello Dell’Utri, fu assunto come stalliere ad Arcore. Dell’Utri era l’assicurazione sulla vita di Berlusconi, il raccordo tra lui e Cosa Nostra, così come Licio Gelli era il collegamento tra lui e la Finanza Vaticana.

In sostanza un impero economico nato grazie all’aiuto dei fratelli massoni, di Cosa Nostra, del riciclaggio illecito di denaro e di uomini dell’alta finanza collegati a questo circuito.

Questa è la vera storia d’Italia degli ultimi 60 anni!

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è b4246265-d08d-4a57-b53c-1fce9de28699.jpg